La paura fa 90!

La paura fa 90!

No, non parlo della paura di Vincere o Perdere, parlo della tua Paura di guardarti dentro e conoscere il tuo lato oscuro!

Nel mio lavoro, sono abituato a mettere l’atleta nelle condizioni di conoscersi meglio al fine di poter tirare fuori tutto il proprio potenziale, infatti la crescita di un Campione, passa per la crescita umana dell’atleta.

Questo vuol dire che ti prendo e piano piano ti faccio conoscere i tuoi limiti, le tue paure, e ti dò gli strumenti per eliminarle, gestirle e superarle.

FANTASTICO!

Detto ciò, è un lavoro dove ci devi mettere tanto coraggio, perchè affrontare e guaradare in faccia le tue paure è cosa semplice fino ad un certo punto.

Poi, più scendi e più scopri tutte le cose che ti sei nascosto, che hai dimenticato di aver messo lì nel fondo, e ti capita che appena le vedi fai: “no, questo non mi interessa” “questo non mi serve” “posso farcela anche senza arrivare laggiù” “posso vincere anche con lo scheletro nell’armadio” “non è vero”

La tua TESTA si sa difendere meravigliosamente da tutto ciò che la spaventa, e trova le migliori scuse del mondo, per poterti tenere lontano da ciò che ti infastisce, non accetti e non ti piace.

Così ti fa abituare anche a situazioni che non ti piacciono, nelle quali non stai bene o non sei pienamente soddisfatto, perchè la merda sarà anche puzzolente ma dopo un pò l’odore non si sente più e si sta anche caldi!

Il problema è che tutta la tua crescita è proprio dove c’è la paura, dove c’è il fastidio, dove c’è lo stress…

Sai ormai mi sono abituato, da quando faccio questo lavoro, le persone e i miei atleti hanno più o meno sempre lo stesso approccio:

  • all’inizio entusiasti non vedono loro di parlarti, di raccontarsi, di confrontarsi con me
  • poi piano piano, di volta in volta, si accorgono di quanto sia scomodo parlare con una persona che ha la capacità di “leggere” da quello che ti dici e come lo dici, la natura della tua paura, del tuo limite, con una linea dritta dritta, alla natura del tutto, avvolte con una velocità che non ti fa neanche capire come sia colleegata la cosa
  • così, la loro Testa, non lo fanno neanche troppo consapevolmente, decide di chiudersi, col risultato che smettono di volersi confrontare.

Divertente, vero?

Con i miei atleti, sapendo tutto questo, mi gioco la carta dell’AUTORITA’, ovvero o ti affidi e fai come ti dico, oppure ti mollo! Con amici e conoscenti invece ho imparato a stare zitto, a non arrivare così in fondo, anche perchè non serve a molto se non si vuole vedere…

Ma tornando a te che hai un sogno chiaro e lucido che si chiama VITTORIA, se smetti di seguirmi a che serve pagarmi?

Così, ti ricordo, che il mio ruolo è scomodo, perchè devo dirti le cose che non vuoi sentirti dire, per diventare la persona che vuoi, per ottenere i tuoi sogni.

E nelle cose scomode c’è la tua VITTORIA!

E si, avvolte può far paura mettere le mani nello sporco, ma è l’unico modo che hai per toglierlo, per eliminare quelle paure e quei sabotaggi, che saltano fuori sul più bello a rovinarti la festa.

Vincere è un atto di coraggio, Crescere è un atto di Coraggio!

Alla fine si tratta sempre e solo di coraggio!

Il coraggio di osare, di affidarsi, di credere che le cose possano cambiare, il coraggio di credere che sia possibile, il coraggio di iniziare qualcosa di nuovo.

Vuoi sapere quali sono le scuse più facili dell’essere umano?

Mancanza di tempo e mancanza di soldi!

Allenati a non giustificarti, e il successo sarà più vicino!

Buon allenamento!

Davide

Sei emotivamente intelligente?

Sei emotivamente intelligente?

3 MODI PER SVILUPPARE LA TUA INTELLIGENZA EMOTIVA

Un atleta che vuole performare ad alti livelli, deve curare i più piccoli dettagli; proprio così, dovrà allenare al meglio la parte atletica, quella tecnica e quella tattica.

In più dovrà allenare la parte mentale ed emotiva!

Conosci te stesso, era scritto sul frontone del Tempio di Apollo.

Ebbene parto dall’inizio, perchè per poter allenare la tua mente e le tue emozioni, devi conoscere la materia, e quando la materia sono i tuoi pensieri e le tue emozioni appunto, devi saper riconoscerle e saper influenzarle.

Tu sai cosa stai pensando in questo momento?

Tu sai cosa stai provando in questo momento?

Nel 95% dei casi, non lo sai, e se pensi di saperlo hai un idea vaga e generalizzante, del tipo: Sto bene! Sono Tranquillo! oppure Sto pensando a leggere l’articolo! Non penso a nulla!

Per poter aver controllo su un qualcosa, e su una materia in generale abbiamo necessità di conoscerla. Ad esempio, se vuoi elaborare concetti fisici, studiare la natura FISICA delle cose e capire come poter elaborare determinati studi, devi studiare FISICA. E più conosci la materia e più affini la tua abilità di elaborazione analisi e influenza.

Per le emozioni e i pensieri è la stessa cosa, vuoi gestire le tue emozioni? vuoi avere controllo sui tuoi pensieri?

Devi studiare in modo approfondito cos’è ogni singola emozione, cosa significa, qual’è la reazione fisiologica che genera al tuo corpo, in modo da poterti quantomeno rendere conto di come stai…

Ad esempio:

Cos’è la Frustrazione? L’insicurezza? L’ansia? sai descriverle?

Sai elencare che tipo di reazione generano su di te?

Come ti fanno respirare? come ti fanno parlare? che postura ti fanno assumere? che tipo di dialogo interno ti generano? che tipo di focus?

Vedi, lavoro con atleti tutti i giorni, e quasi mai trovo atleti che mi sanno dare risposte esaustive, nel migliore dei casi mi vengono date risposte vaghe e generalizzanti.

Gli atleti che lavorano con me, ci mettono un bel pò per arrivare ad una vera consapevolezza, ovvero per arrivare a raccontarmi un match, dicendomi esattamente cosa sentivano in un determinato momento e cosa pensavano. Le prime volte mi raccontano il gioco, e non mi raccontano la cosa più importante: il GIOCO INTERIORE!

Non ne sono consapevoli, avviene ma non se ne rendono conto, e questo vuol dire che se anche tu sei nella stessa condizione, lo SUBISCI!

E’ la tua testa a decidere per te, ed il problema è che i pensieri influenzano le tue emozioni e le emozioni influenzano le tue azioni e quindi i tuoi risultati.

Cosa fare?

Allora, le cose sono 3 per iniziare e sono anche semplici, e molto impegnative:

  • apri il dizionario, cercati almeno 10 emozioni principali negative e 10 principali positive, leggiti il significato e diventane consapevole; invidia, rancore, tristezza, insicurezza, ansia, rabbia, nervosismo, etc…. amore, sicurezza, coraggio, gioia, serenità, tranquillità etc….
  • sperimentale su te stesso, le emozioni che vivi sei tu a generarle, quindi mettiti in uno stato neutro, in un posto tranquillo, e richiamale una ad una e osserva il tuo corpo. Fai così: Ansia, torni con la mente a un ricordo pieno di ansia, se chiudi gli occhi magari ti aiuti, lo rivivi, ricordando colori, suoni, voci, immagini, persone, luoghi etc… e ascolti il tuo corpo, più rimani in quello stato e più ne prendi consapevolezza
  • una volta che sai cosa succede quando provi una determinata emozione, sarà molto più facile per te renderti conto che la stai provando, e l’ultimo esercizio che dovrai avere abitudine di fare è durante la giornata, almeno 10 volte al giorno, fermati 10 secondi e chiediti: COSA STO PROVANDO e PENSANDO in questo momento?

Ecco, tutto qui, molto semplice e molto impegnativo ripeto. E’ un esercizio e va allenato, la prima volta verrà male o non verrà proprio ma, ti assicuro che più lo sperimenterai e più diverrai consapevole, e più diverrai consapevole e più avrai il potere di influenzare i tuoi pensieri e le tue emozioni.

E se stai pensando, e che me ne faccio di tutta questa consapevolezza, io devo pensare a giocare mica a quello che provo?

Hai ragione, infatti, ti servirà per tutte le volte che durante una gara, quando le cose non vanno come vorresti, ti renderai conto del perchè, e avrai il potere di cambiare il tuo stato d’animo, quindi i tuoi pensieri, quindi le tue azioni e quindi i tuoi risultati.

Avrai il potere di influenzare le circostanze invece che subirle. Sarai forte mentalmente, così potente da essere imperturbabile a tutto ciò che può succedere durante un match!

Dovrebbero insegnarla a scuola EDUCAZIONE EMOTIVA, e un giorno lo faranno, e in molte nazioni nel mondo sta nascendo come materia, nel frattempo, visto che probabilmente le scuole le hai finite o quasi inizia con questi 3 piccoli esercizi e fammi sapere come va.

Inoltre puoi leggere il libro IN TESTA, lo trovi qui, e iniziare ad approfondire l’argomento per accellerare i tuoi risultati. Puoi venirne a parlare direttamente con me in una delle mie presentazioni del libro, trovi tutte le date qui.

Ti aspetto e buon allenamento!

Davide



C’ho l’ansia, è più forte di me!

C’ho l’ansia, è più forte di me!

ECCO 3 SEMPLICI STRATEGIE PER GESTIRE LA TUA ANSIA PRE-COMPETIZIONE

Tantissime volte sento dire questa espressione ad un atleta quando si trova in prossimità della gara. Ancora di più mi capita di sentire dire:

E’ più forte di me!

L’ansia è uno stato d’animo, partiamo dal principio.

La prima cosa che devi necessariamente capire, quando si parla di emozioni, è che sei tu a generarle, non sono una “cosa” che ti cade addosso o che subisci.

Già il linguaggio che utilizzi ti mette ne guai e ti toglie responsabilità e quindi possibilità di influenzarle.

Ti faccio qualche esempio:

  • quando mi rispondi male mi fai arrabbiare
  • ogni volta che scendo in campo mi viene l’ansia
  • l’arbitro mi fa innervosire

Ecco alcuni esempi di come ci si parla e purtroppo questo linguaggio deresponsabilizza come ti dicevo, perchè delega tutto all’esterno, ovvero è il campo che mi dà ansia, è l’arbitro che mi fa innervosire.

La realtà, liguisticamente parlando invece è la seguente:

  • se mi rispondi male, IO MI ARRABBIO
  • quando scendo in campo, MI METTO IN UNO STATO D’ANSIA
  • IO MI INNERVOSISCO quando vedo l’arbitro

Come vedi la differenza è sottilissima, quasi impercettibile ad uno sguardo più superficiale, e invece inizia tutto da qui.

Un linguaggio del genere, cambia la prospettiva, ti dà responsabilità di quello che succede intorno a te e soprattutto ti dà il potere di influenzare i tuoi stati d’animo e di conseguenza le circostanze.

Una volta che ti sei preso RESPONSABILITA’ dei tuoi stati d’animo allora puoi fare queste 3 semplici cose che stravolgeranno i tuoi risultati:

  • cambia la tua FISIOLOGIA, ovvero cambia respirazione, cambia postura, cambia TONO DI VOCE, imposta tutto in uno stato più sereno, sicuro e deciso.
  • cambia il tuo dialogo interno, ovvero le cose che ti dici, infatti ripeterti che sei in uno stato d’ansia non ti aiuterà ad eliminarlo, anzi lo amplificherà. Di certo non puoi metterti li a dirti che sei sereno e tranquillo se non lo sei, ma puoi dire cose vere e decisamente più potenzianti come ad esempio: “mi sono preparato al meglio, sono padrone dei miei stati d’animo e con la giusta FISIOLOGIA e il giusto DIALOGO, posso mettermi in uno stato di SICUREZZA. Sono pronto a dare il mio massimo e giocarmela con determinazione” Come vedi, nulla che la tua testa possa definire non vero o irreale e rendere inutile il lavoro.
  • infine, modifica e sposta il tuo FOCUS, ovvero poni la tua attenzione su ciò che stai facendo, evita di preoccuparti stando con la mente a ciò che può succedere, vivi il momento, concentrati sul tuo respiro, fai i tuoi esercizi di riscaldamento e occupa la mente contemplando il presente. QUI E ORA!

Ovviamente, si potrebbe stare qui e scrivere tantissimo sull’argomento, queste sono solo 3 piccole strategie per aiutarti, ma se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio di leggere il mio libro “IN TESTA” incentrato proprio su questo argomento, così da poter mettere il TURBO ai tuoi risultati e arrivare alla vittoria con serenità ed entusiasmo.

Puoi acquistarlo qui

Fammi sapere come va!

Buon allenamento!

3 Errori del Genitore di un Agonista!

3 Errori del Genitore di un Agonista!

Un aspetto che influenza la performance di un atleta è l’ambiente; questo ti forma, ti influenza, crea aspettative, genera etichette, giudica, pretende e condiziona.

Certo rimane uno dei tanti aspetti, non è certo l’unico, anche perchè ci sono centinaia di casi usciti fuori da ambienti destabilizzanti, negativi e tutt’altro che motivanti e protettivi.

Fatto sta, che condiziona, e il più importante degli ambienti è sicuramente quello familiare. Per esperienza diretta, lavorando molto con gli adolescenti, mi capita di vedere il loro ambiente e quindi i loro genitori, stimolare in un modo o in un altro il proprio figlio. Purtroppo in buona fede, spesso, si commettono errori che invece di aiutare non fanno altro che peggiorare le cose.

Da bambini lo Sport dovrebbe essere solo un gioco che ti trasmette valori sani, al fine di crescere un uomo e una donna, con dei principi che facciano bene a se stessi e agli altri. In adolescenza, se fai agonismo, lo Sport ti porta già ad alti livelli di stress e pressione e si necessita di gran supporto da parte dei genitori e di tutto l’ambiente.

Ovviamente siamo tutti diversi e il supporto e le interferenze che un atleta subisce sono esclusivamente soggettive. C’è chi ha bisogno di essere sfidato, chi ha bisogno di essere coccolato, c’è chi ha bisogno di essere ignorato, insomma non esiste una ricetta generica, detto ciò si possono identifcare 3 ERRORI che non vanno MAI fatti in nessun caso:

ERRORE UNO: Non aiutare il proprio figlio a non identificarsi con ciò che fa. Una delle cose principali per uno sportivo che vive di risultati, è capire il prima possibile che è OK anche quando perde. Infatti, soprattutto per un adolescente, in una fase di pieno sviluppo del sè e del proprio EGO, è molto lontano dai suoi schemi un ragionamento del tipo: “Non sono ciò che faccio!” Eppure è la sua salvezza, apprendere da subito, questa netta distinzione tra ciò che è, e ciò che fa, in modo che quando si troverà davanti ad inevitabili fallimenti sportivi, si sentirà OK comunque, non scapperà dalla situazione, non si sentirà meno amato dalle persone intorno a lui e accrescerà autostima e sicurezza personale. Nella pratica, bisogna semplicemente stare attenti al proprio linguaggio quando si parla con lui e quando si parla in sua presenza. Francesco è un calciatore. NO. Fancesco fa il calciatore. Importantissimo insegnare al proprio figlio che è molto di più della sua pratica sportiva nonostante rappresenti il 90% della sua vita. Egli ha più ruoli, tutti importanti, tutti necessari. NON SEI CIO’ CHE FAI!

ERRORE DUE: Fare leva sui sensi di colpa. “Spendo un sacco di soldi per farti fare Sport e tu non ti impegni per portare risultati!”
In generale è una delle più alte forme di manipolazione comunicativa quella dei sensi di colpa, la facciamo anche con noi stessi, rasentando l’autoerotismo punitivo, purtroppo la subiamo da sempre e impariamo quindi a riprodurla quando diventiamo genitori. Il problema è che fa danni collaterali enormi. In primis è una motivazione VIA DA’, ovvero che ti focalizza da cosa vuoi andare via e non VERSO qualcosa che vuoi. Quindi il primo errore è nell’ insegnare un tipo di motivazione che porterà la persona a decidere sempre per il male minore invece che per andare a prendersi ciò che desidera. Insomma roba da perdenti. In secondo luogo, aumenterà l’aspettativa nell’atleta, che non solo dovrà avere a che fare con la già frustrante sconfitta, in più aumenterà la sua frustrazione perchè non si sentirà OK con se stesso, e non si sentirà OK nei confronti dei genitori ai quali chiede anche sacrifici inutili. Insomma un disastro! Volete vedere se è veramente motivato e i Vs soldi non vengono buttati, o più semplicemente volete smuoverlo dal poco impegno? Fate la leva migliore di tutte: “Tu vuoi diventare un professionista? Comportati da professionista!” Vedete che faccia fa, e vi renderete conto di quanto è motivato o non lo è!

ERRORE TRE: Uscire dal proprio Ruolo! “Devi metterti a dieta! Devi Allenarti di più! Non ti stai impegnando come dovresti! “ Se sapessimo discernere i nostri diversi ruoli nella nostra vita, spenderemmo la metà delle energie per il doppio dei risultati. Avremmo relazioni di qualità superiori e saremmo molto più appagati. L’ostacolo? L’EGO! Care mamme e papà, fate i genitori, coccolateli, pretendete, sgridateli, educateli. Non è il Vs ruolo parlare di tecnica di tattica, di allenamento, di diete….etc… chiedetegli come sta, cosa desidera, e raccontategli di come voi superate le vs battaglie quotidiane, così, con l’esempio, lo guiderete a trovare le sue risorse per performare al meglio, così come nella vita anche nello Sport. E alla fine di tutto questo, se vi va, tifate per loro e andate a vedere le gare, perchè, non è neanche così importante la Vs presenza, la Vs presenza è importante la sera, dopo una Vittoria, dopo una Sconfitta, è li che ha bisogno di voi, di mamma e papà!

Buon Allenamento a tutti, si sa, il genitore è il ruolo più difficile al mondo!

Davide

Il bimbo, l’agonista e il professionista!

Il bimbo, l’agonista e il professionista!

Lo Sport ti fa crescere, si, ti fa crescere prima, se il tuo sogno è chiaro già in tenera età.

Cosa succede quando a 10 anni sai che vuoi essere il numero 1 del tuo Sport?

In ordine sparso, vivi per giocare, vivi per allenarti, vivi per rincorrere un sogno, vivi per fare uno sforzo in più, vivi in questo modo, e non ti interessa un altro modo di vivere.

Così lo Sport ti prende, e ti porta su, in un vortice di professionismo infantile, facendoti giocare “da grande”, pretende da te il massimo, pretende da te che tu sappia gestire sforzi, frustrazioni, sconfitte, ingiustizie, dolori, infortuni, rabbia…

Lo Sport sa essere spietato, oggi più di prima, lo Sport conosce solo il linguaggio del risultato e te lo sbatte in faccia in modo diretto, che tu abbia 10 anni o che tu sia un professionista navigato ultratrentenne.

Allo Sport non gli interessa che tu sia un bimbo, e che a malapena conosci mamma e papà, figurarsi te stesso, lui ti prende e ti sballottola fuori i tuoi limiti le tue insicurezze e le tue paure più profonde.

I più scappano, saltano da uno Sport all’altro, rinunciano, fanno un anno si e uno no, e la palla rovente rimane a coloro che sanno già sognare a 10 anni, che sanno già quello che vogliono, che non mollano, che vedono vividamente che possono essere il numero 1. Un grande numero 1.

E non cedono, nonostante non abbiano strumenti, non sappiano comprendere cosa gli gira nella testa e nel cuore, non sanno ricordarsi che hanno bisogno di divertirsi nel fare quello che fanno.

Così sta agli adulti, ai genitori ai maestri, ricordare loro che c’è il divertimento, che poca importa in fondo, che possono viverlo serenamente, ma al bimbo Campione, non interessa questo, interessa vincere e odia perdere, perchè è Campione nel cuore.

Deve solo imparare a gestire se stesso come forse neanche tanti adulti sanno fare, così bisogna stargli vicino, parlargli da adulti, spiegargli che può imparare a gestire la rabbia, la frustrazione, la sconfitta, può sorridere, e capire perchè fa quello che fa…

Può capire a soli 10 anni, anche più di un adulto, che Vincere non è tutto, e che tutto, è la sua passione di giocare. Gli si può spiegare il valore della sconfitta, l’importanza del cadere, quanto sia più importante rialzarsi, sempre col sorriso.

Lo capirà più velocemente di un adulto, perchè il bimbo Campione, è già un agonista, è già un professionista, egli ha capito la lezione di vita più importante di tutte. Vivere un sogno e lottare per andarselo a prendere, nonostante si debba passare per le stanze più oscure del suo animo. Egli non ha paura. Non sa solo come affrontarla.

Perciò non vi spaventate quando lo vedrete sbraitare, urlare e piangere per le sue sconfitte, perche un adulto fa lo stesso, ma lo tiene nascosto, e rinuncia, si accontenta pur di non entrare nelle sue caverne, egli invece lo grida al mondo perchè non ha ancora imparato a tarparsi le ali, egli vede il cielo e non lo molla.

Insegnategli il valore del fallimento, che dagli errori si impara e si cresce, insegnategli che un emozione va vissuta e può essere gestita quando serve, insegnategli che non è ciò che fa, ma molto di più, egli è l’elogio alla vita.

Se sei la mamma o il papà di un bimbo, agonista, professionista, coccolalo perchè egli vive e sogna, e chi ha questo coraggio, va allenato alle cadute, e gli va detto che dopo ogni caduta le persone care lo ameranno più di prima. Insegnagli che a forza di provare e riprovare alla fine riuscirà.

E poco conta se tutto questo sia giusto o sbagliato, è così, e se vuoi emergere c’è da sudare sin da bambino. Ti riposerai da grande, quando gli altri saranno all’inizio dei loro sacrifici.

Tu sei solo un Super Bambino, proprio come Michael Jordan, Simone Biles, Valentino Rossi, Andre Agassi, che per vincere tutto hanno perso tantissimo! Raccontategli queste storie!

Io ho la fortuna di vedere questi Campioni, e sono insegnanti meravigliosi, vanno solo guidati a vivere con gioia e leggerezza il loro essere grandi, grandi d’animo e poi grandi in campo!

Buon allenamento!

Davide

Il tuo unico limite? TU!

Il tuo unico limite? TU!

ECCO COME LA TUA TESTA METTE IN PIEDI RIPETUTAMENTE  E CICLICAMENTE, SENZA NEANCHE CHE TU TE NE ACCORGA, IL TUO SISTEMA DI SABOTAGGIO

Che tu ci creda o no, ogni essere umano ha programmato dentro la propria testa un LIMITE, nei propri risultati, ovvero un livello oltre il quale, non “regge” e trova 7 miliardi di modi diversi, elevati all’ennesima potenza per SABOTARE la situazione.

Quello che voglio dire è che il TALENTO non c’entra nulla con tutto questo, nè la preparazione, nè il sudore che ci metti, nè i sacrifici che fai, nè l’ambiente che ti circonda, NULLA di tutto questo influenza dove riuscirai ad arrivare, se in cima al mondo del tuo Sport o a naufragare nel dilettantismo.

La TUA TESTA ha già scritto da qualche parte il “livello” che riesci a sopportare, gestire, accettare, credere vero e credere giusto per TE.

Come si programma questo “LIVELLO”?

Per lo più è dato dalle esperienze vissute, o meglio dal significato che abbiamo dato alle esperienze vissute, ma anche da quelle vissute da altri che hanno fatto la stessa strada prima di noi, tirando le somme su ciò che possiamo ritenere più o meno giusto per noi.

Ti aiuto con qualche esempio per aiutarti a capire cosa voglio dire;

Il mondo delle Sport è pieno, pieno di Talento a tutti i livelli, ci sono quelli che hanno talento da vendere ma non hanno la testa, per arrivare neanche al professionismo, perchè non hanno fantasia di fare sacrifici, non hanno disciplina, nè umiltà per dirne qualcuna.

Ci sono quelli, che non riescono a gestire la minima frustrazione, non accettando le sconfitte, non accettano il fatto che durante la crescita professionale di un atleta ci possa essere un periodo di zero vittorie, zero successi e soddisfazioni, e finiscono col MOLLARE pur di scappare più lontano possibile da questo “DOLORE”, frequente negli adolescenti e oggi già da bambini.

Ci sono quelli che si infortunano sul più bello, magari all’appuntamento della “svolta”, della gara decisiva, del provino decisivo, della qualificazione decisiva e così via…

Ci sono quelli che arrivano al professionismo, e non sanno gestire quella pressione quelle responsabilità, e magari finiscono tra alcool droghe eccessi e reality…

Ci sono quelli che hanno il talento di poter essere tra i primi 5 al mondo nel loro sport, eppure si accontentano, fanno lo stretto necessario per poter continuare a perpetuare lo “STATUS QUO” che ha sicuramente la vita da professionista di decine e decine di Sport. Il calcio ne è pieno di questi esempi e anche il mondo dei motori, come MOTOGP e FORMULA 1.

Ci sono quelli, che hanno sempre il talento da numeri 1 al mondo, potrebbero vincere mondiali, titoli, coppe più e più volte, potrebbero battere record su record, ma si accontentano di scrivere il loro nome una o due volte nella storia per poi dedicarsi ad altro, oppure scelgono di accontentarsi di una piazza mediocre, e stare più “tranquilli”.

E infine ci sono gli eterni secondi, quelli che trovano davanti a loro l’IMBATTIBILE!

Questi sono solo alcuni esempi, vuoi sapere cos’hanno in comune tutti questi talentuosi atleti?

Il loro cervello ha detto: “più di così TU NON REGGI”, e quindi trova le migliori giustificazioni, scuse e racconti della storia della propria vita per poter SABOTARE la carriera, fino anche a infortunarsi.

Dirai tu, ora mi vuoi dire che la mia testa ha il potere di farmi infortunare?

Si, e anche di più, ma non mi aspetto che tu ci creda, ma voglio solo che tu capisca che infortunio o no, la tua TESTA ha già deciso il TUO LIMITE e lo stai assecondando giorno dopo giorno, dicendoti cose come queste:

  • “Io non sarò mai un professionista, troppi sforzi per nulla o poco in cambio”
  • “Io non sarò mai un professionista, manco sempre l’appuntamento col destino”
  • “Io e la mia famiglia non abbiamo i soldi affinchè io abbia le risorse per diventare un professionista”
  • “Io non sarò mai un professionista, troppi sacrifici e io devo vivere la mia vita, sono giovane”
  • “Se devo perdere tutte le volte allora non sono portato”
  • “Mi sono infortunato e non posso più giocare” (La storia dello sport è piena di miracolosi recuperi non spiegati dai medici)
  • “Io sono un fenomeno, non ho bisogno di fare la vita da professionista”
  • “Io sono arrivato qui solo grazie a me non devo niente a nessuno”
  • “Ho vinto una volta, basta così, posso ritirarmi.
  • “Ho dimostrato di essere un numero UNO, posso lavorare meno e tirare avanti fino a fine carriera
  • “Ho incontrato sulla mia strada una leggenda vivente del mio Sport, non potrò mai batterlo

Ecco alcuni esempi, di dialogo interno, e di convinzioni che sviluppa la TUA TESTA per farti mollare, farti accontentare e lasciarti al di sotto del tuo POTENZIALE.

Se ti ritrovi in qualcuna di queste affermazioni, la TUA TESTA ti sta sabotando!

E considera che lo SPORT, aiuta molto, perchè il risultato te lo sbatte in faccia in modo chiaro, netto, senza troppi fronzoli, sei sei il numero 1 al mondo o il numero 100 si vede, parlano i risultati, cos’ come sei il 1000esimo al mondo o se navighi nel dilettantismo. Pensa invece che nella vita “normale” in un qualunque lavoro se sei il decimillesimo magari hai anche un discreto successo e sei anche sopra la media dei guadagni di uno stipendio sindacale.

Quindi immagina quanto è facile, per la TESTA di un NON SPORTIVO, navigare costantemente nel sabotaggio del proprio potenziale.

Ora, respira, perchè ho una bella notizia: i sabotaggi si possono eliminare, ti serve un MENTAL COACH, in grado di eliminare quel condizionamento “Neuro-Associativo” dovuto a chissà quale motivo, storia e o episodio della tua vita.

Come sanno quasi tutti, la testa si divide in parte Conscia e Inconscia, e il tuo sabotaggio non è certo un pensiero “conscio” altrimenti riusciresti a vederlo ed eliminarlo. Mi dispiace, purtroppo la tua testa, lavora in modo subdolo nei meandri più profondi della tua mente tenendoti il più lontano possibile dalle tue PAURE più profonde cosicchè tu possa NON CONOSCERLE MAI.

E tu, sai qual’è la tua paura più profonda?

Se vuoi saperne di più, scrivi qui sotto i tuoi dati, indicando nei commenti in che modo pensi ti stai sabotando, e vedremo insieme se avrai la motivazione per distruggerlo.

Ti aspetto!

Davide Coscarella