La magia Ajax

La magia Ajax

CHE BELLO QUANDO L’ATTEGGIAMENTO SOVRASTA LA TECNICA E RENDE POSSIBILI I SOGNI

Sono i più forti? Qualcuno avrebbe scommesso su di loro? Hanno esperienza?

La risposta è NO!

Eppure si investono milioni per fare squadre attrezzate al massimo, per performare al 100% e poi lo sport regala queste eccezioni.

Eccezioni per chi ne sa poco di sport.

Normalità per chi crede nella forza del gruppo, nella forza dei sogni, nella voglia di sentirsi tuttuno nel raggiungimento di qualcosa di grande.

Questa è la favola Ajax.

Squadra “piccola” con un capitano bambino di 19 anni, che ne dimostra 35 per esperienza e modo di giocare.

Ha difetti?

Si questa squadra ha ovviamente difetti, ma l’atteggiamento giusto è in grado di superare tutto.

Partiamo dall’inizio, l’atteggiamento è quella componente che impatta sul risultato fino all’80%. La tecnica fino al 20%.

Questo vuol dire che puoi essere tecnicamente bravo quanto vuoi, ma se non hai le giuste convinzioni, la giusta grinta, la giusta cattiveria agonistica finirai col cadere di fronte a chi ne ha più di te.

Innumerevoli sono gli esempi nello sport. Basti pensare a quante volte una squadra o un atleta tecnicamente più forte ha perso con un avversario più debole.

È successo proprio quello che ho appena spiegato.

Ma nell’AJAX c’è di più, ci sono dei ragazzi che si affacciano al professionismo, che giocano da grandi, e che sognano da grandi, con la sfrontatezza tipica del ventenne.

Aspettativa zero. Solo voglia di giocarsela e di mettere in difficoltà l’avversario.

Risultato?

Hanno battuto Real, Juve e Tottenham in casa loro. Mica poco!

Cosa imparare da tutto questo da un punto di vista della mentalità?

  • Un atteggiamento positivo, fatto di convinzioni positive può generare risultati oltre le aspettative
  • Il gruppo, nello sport di squadra, e quindi la mentalità di squadra, fa più del singolo.
  • Rimanere concentrati sul qui e ora fa tutto. Ho ascoltato l’allenatore a fine partita, avrà detto in 2 minuti almeno 3 volte è “Solo il primo tempo”. Ciò indica che questo atteggiamento di vivere i due match, come un semplice primo e secondo tempo l’ha trasmesso ai giocatori, e per quanto può sembrare un concetto semplice e banale, non è da tutti.

Infine questi ragazzi, sono spinti dal sogno, e dalla sua Potenza. Ho notato un video sulla fan page dell’Ajax prima della partita di ritorno con il Real, a Madrid.

Video bellissimo con tutte le telefonate della famiglie ai giocatori, che gli ricordavano di tutti i sacrifici fatti per arrivare a giocare partite come queste.

Anche questo può sembrare banale, ma in verità, ricordare il proprio sogno tende a realizzarlo.

Attenti a questi ragazzi perché possono fare lo scherzetto di vincere il torneo più ambito nel calcio dopo i mondiali, dove i club si indebitano per potervi aspirare e loro, invece, con la sola voglia di fare qualcosa di grande, e certo anche tanta buona capacità tecnica, rischiano di portare a casa.

Insegui i tuoi sogni, perché storie come queste, come anche quella recente del LEICESTER, dimostrano che anche se non sei il più forte, almeno per una volta puoi diventarlo.

Basta crederci.

Davide

El Cholismo!

El Cholismo!

Ieri l’Atletico Madrid di Simeone, detto “el cholo”, ha battuto la Juventus 2-0 nella gara di andata degli ottavi di Champions league.

Da ieri ne ho lette tantissime sulla grinta dell’Atletico e del suo Allenatore, e ne ho lette tante anche per il gesto discusso, sicuramente volgare, e malcompreso soprattutto da chi non ha accettato la sconfitta.

Ti racconto la partita dal punto di vista dell’atteggiamento, perché ieri “El Cholo” ha fatto scuola, scuola di sport, di atteggiamento vincente, e di resilienza.

Piccola ma doverosa premessa: Diego Pablo Simeone, già da calciatore era un leader, e lo era perché aveva la caratteristica più bella del campione, ovvero, io non perdo, se mi vuoi battere, mi devi ammazzare, io non mollo e ci muoio piuttosto che mollare.

Che meraviglia!

Ed è una caratteristica molto difficile da insegnare, creare e trasmettere ma nulla è impossibile e infatti io la pretendo dai miei atleti. Tu non perdi, a te ti devono fare fuori!

Tornando a Simeone, questa grinta e questa qualità di leader la trasmette anche solo a guardarlo in panchina, ma non è solo quella, infatti ha un altra caratteristica che ieri gli ha fatto vincere la partita, e che ha trasmesso non solo ai giocatori ma a uno stadio intero.

Del resto, se così non fosse non avrebbero coniato il termine “cholismo” con tanto di suffisso che si utilizza per i movimenti religiosi per le correnti filosofiche e così via, ma se sei un trascinatore meriti una parola che indichi la tua capacità di trasformare l’ambiente intorno a te.

E qui arrivo al punto, sai dove e quando ha fatto scuola di atteggiamento e resilienza?

Semplice, quando dopo 3/4 di partita che l’Atletico ci provava e ci provava e la palla non entrava, la palla alla fine entra, ma il caso vuole che il gol venga annullato, anche dubbiamente aggiungerei.

Ora qui, hai due strade:

– quella del perdente, ti focalizzi sulla potenziale ingiustizia subita, battezzi la partita stregata, e la molli…

– quella del vincente, aizzi gli animi dello stadio, chiedendo di più, più energia, più entusiasmo, e chiedi lo stesso ai tuoi calciatori, della serie, più mi colpisci forte e più io ti rispondo ancora più forte…

Questa resilienza, ovvero reagire nel modo più utile all’evento, seppur negativo, ha fatto si, che i giocatori si focalizzassero sul fare di più, meglio e fare qualunque cosa pur di vedere fino a che punto la dea bendata sarebbe stata contro di loro.

E se agisci così, non solo ne fai uno di gol, ma ne fai due, e ci sta che dopo il primo gol ti giri verso il tuo pubblico incitando e gridando: “abbiamo 2 coglioni così!”

Gesto sicuramente eccessivo e volgare, ma si sa, la transagonistica non aiuta avvolte, e il fatto che un allenatore sia in transagonistica la dice lunga, come se non bastasse, sulla sua capacità di vivere e trasmettere grinta e determinazione a un intero stadio.

In tutto questo non ha la miglior squadra del mondo, anzi….

Questo è un motivatore!

Viva El Cholismo!!!

Juventus = Mentalità

Juventus = Mentalità

Ho sentito l’altro giorno il giovane Agnelli che di qualunque cosa si parli, riguardante la Juventus, c’e’ sempre la parola “vittoria”.

SEMPRE!!!!

“Chi viene a giocare per la Juventus ha solo un alternativa…VINCERE…”

Sembra una banalità, una frasetta motivazionale e invece…

è tutto qui…

Tra le prime cose che insegni, come Mental Coach Sportivo, per il raggiungimento di un obiettivo e’ il potere del FOCUS, ovvero cio’ su cui ci si concentra, ci si focalizza… e cio’ che insegni subito dopo è “recidere l’alternativa” ovvero, se il mio obiettivo è vincere, non prendo minimamente in considerazione la sconfitta, non e’ tra i miei pensieri, NON ESISTE!!!

Nella società Juventus questo si percepisce dall’esterno, dai dirigenti, dagli allenatori e dai giocatori…figuriamoci se ci passassi una settimana a Vinovo, percepiresti tutto questo in ogni gesto, da parte di chiunque!!!

Il FOCUS crea la realtà!!!

Andando più nello specifico, se l’unica alternativa è la Vittoria, si sarà più focalizzati al lavoro, alla serietà professionale, all’adattamento, al sacrificio, tutte cose che in una società come la Juventus vedi da lontano, e vedi i giocatori “cambiare” in questo senso quando cominciano a vivere quell’ambiente. E gli esempi sarebbero tantissimi.

Cosi non ti sorprendi di 7 scudetti consecutivi, quasi 8…

Il Focus, come ti dicevo, ha la capacità di creare la realtà intorno a te, e ti inverto il ragionamento per aiutarti a capire meglio: hai presente i tuoi risultati attuali? le tue gare? le tue sconfitte? Bene, derivano dal tuo Focus…

Ora, se ci ragioni, e scopri che è così, allora sei a buon punto, se invece la reazione è di mandarmi a quel paese, ti informo che sei ben lontano da capire cosa sia il “FOCUS” e soprattutto quale sia il tuo…

Nel mio libro ” IN TESTA” in uscita il 28 Febbraio 2019, viene spiegato attentamente cosa significa avere il giusto FOCUS, come rendersene consapevoli e come svilupparne uno VINCENTE.

Ma, tornando alla Juventus, dalla loro parte hanno anche un AMBIENTE di tifosi molto sereno, che gli permette di lavorare ed avere ben poche “interferenze” mentre le altre societa’ si ritrovano tifoserie perdenti e distruttrici, predisposte alla critica piuttosto che sostenere nonostante tutto!!!

Ricordo Mourinho all’Inter, Capello alla Roma e altri grandi allenatori che hanno saputo “alienare e proteggere” la squadra e la societa’ da un ambiente distruttivo…rari casi purtroppo.

Lo sport, e il calcio meritano equita’ di MENTALITA’, cosi si giochera’ alla pari.

Il futuro e’ vicino!!!

Allena la tua mente!!!!

 

Davide Coscarella

“LA ROMA E’ DA PSICANALISI!”

“LA ROMA E’ DA PSICANALISI!”

Ecco perché la Roma non potrà mai vincere nulla o quasi, visto il problema che si ripete storicamente!

Dino Viola ( Presidente del secondo scudetto ) diceva: ” non esiste la <Rometta>”

Peccato che esista nella mente dei romani e soprattutto nella mente della AS Roma.

Ma andiamo per ordine; Domenica la Roma subisce l’ennesima rimonta stagionale e l’ambiente parla di problema psicologico, mentale, addirittura c’è chi scrive roba da “psicanalisi” come ho voluto riprendere nel titolo di questo articolo.

L’allenatore Di Francesco, anche lui, parla di problema mentale e di  crescita che tarda ad arrivare e nello specifico dice:

“Non mi capacito perché non è la prima volta che ci accade, è assurdo vedere una squadra così con gli stessi uomini tra primo e secondo tempo. Quando dico che questa squadra non è guarita mi riferisco a questo, ha delle deficienze mentali che vengono fuori in queste occasioni. Non puoi buttare all’aria un 3-0 contro l’Atalanta e ti è andata pure bene perché si poteva perdere.”

Inoltre incalzato dal giornalista che chiede se si sia dato una risposta al problema risponde così:

“Datemela voi, io non ci riesco più… Ci sono state altre volte, è sicuramente un aspetto mentale e di personalità, che è da migliorare, è troppo palese.”

C’è da aggiungere che l’allenatore della Roma oltre ad aver portato ottimi risultati nella stagione scorsa, ha anche rimesso in piedi una squadra che ha perso pedine fondamentali durante l’estate, soprattutto da un punto di vista carismatico. Conosce perfettamente l’ambiente romano, avendoci giocato a lungo in carriera e avendo anche vissuto, seppur tra le seconde linee, il terzo scudetto giallorosso, l’ultimo ormai 18 anni fa.

Ripeto, conosce l’ambiente ed è un allenatore che sa anche come gestirlo, sa che una squadra e un team di giocatori non deve farsi influenzare dall’esterno, ma influenzare essa stessa la piazza. Questo era il suo pensiero dopo il passaggio alla semifinale di Champions League dello scorso anno.

Tutto giusto, infatti una squadra non dovrebbe farsi influenzare dall’ambiente ma influenzarlo. Molto facile dirlo, molto difficile farlo. Soprattutto quando ti chiami AS ROMA. E qui arrivo al punto.

Avete presente il detto: questa è una maglia che “pesa”?

Esatto, una maglia ha un suo peso, ovvero ha una sua storia che trasuda al suo interno, e più la sua storia è vincente e più trasmette atteggiamento vincente.

Ci sono maglie che trasmettono Vittoria come le vedi, come ad esempio quela del Real Madrid, o come quella della Juventus in Italia. Che ci crediate o no questo ha un impatto su chi le indossa.

Si lo so, sembra un utopia. Eppure è così, c’è differenza se indossi la maglia del REAL MADRID o se indossi quella del LIONE, con tutto il rispetto ovviamente. Il carico di responsabilità che si porta la maglia è molto più forte e questo impatta sull’atteggiamento del giocatore e infine della squadra. Se giochi nel REAL in mezzo a 20 fenomeni, ti impegni 10 volte di più che se giochi in una squadra dove il più forte sei tu. E questo ha un impatto, ovviamente. Quindi, i giocatori col tempo assorbono quella maglia e quindi le convinzioni che si porta dietro.

Si, certo ci vogliono i giocatori per vincere, e questo non si discute, ma l’aspetto mentale e l’atteggiamento di una squadra parte da qui. Che tu ne sia consapevole o no.

Nel caso specifico della ROMA, è storicamente una squadra, che tende a buttare all’aria situazioni, stagioni, partite fondamentali, e ad alienarsi nel momento della verità. Si ricordano purtroppo le figuracce internazionali, per intenderci.

Ovviamente poi dipende dai momenti, dal livello tecnico della squadra, dall’allenatore e così via. Fatto sta che l’ambiente lo sa, e si vede dalle reazioni dei mass media, la “Roma è malata,” per usare un termine di Di Francesco.

E come si fa?

Per farvi capire, è come una persona che non crede in se stessa. Perchè non crede in se stessa? beh, semplice, ha delle convinzioni limitanti su di sè come ad esempio:

  • ogni volta che sto per portare a casa il risultato mando tutto all’aria in qualche modo
  • non ho le caratteristiche per essere il migliore e non posso più migliorarmi
  • ogni volta che gioco a livello internazionale, mi tremano le gambe

Allo stesso identico modo, una squadra, ripeto, di qualunque sport, sviluppa una mentalità comune e convinzioni comuni. La Roma e i giocatori storicamente hanno convinzioni limitanti riguardo la possibilità di fare cose grandi, ad esempio, potrebbero avere convinzioni di questo tipo:

  • quest’anno ci rimontano tutte le volte che andiamo in vantaggio
  • l’inesperienza di molti ci fa essere una squadra poco matura e quindi incapace di tenere il risultato
  • sul più bello ci spegniamo e non capiamo perchè

Lo so, starai pensando che in parte sono cose vere, reali, e lo so, hai ragione, ma il potere di una convinzione è quello di creare la realtà intorno a te. Se credi che sei una squadra che subisce facilmente rimonte, ogni volta che ti troverai in vantaggio, anche di più gol, comincerà ad aleggiare il pensiero: e se pure stavolta ci rimontano?

Avvolte, non sempre, basta questo pensiero, forte e con riferimenti forti nella testa di 3-4 giocatori su 11 e la frittata è fatta.

Vista l’intervista di El Shaarawy a fine primo tempo?

“Dobbiamo tenere il risultato, ci possono far male, continuano a creare occasioni. Dobbiamo vincere perché è troppo importante.”

Magari queste parole sembrano scontate e frasi fatte, ma per chi sa come funziona la testa, sa che il linguaggio rispecchia ciò che credi. E le sue parole sono tutte focalizzate a non prendere un eventuale rimonta. Un caso? Forse, ma vista la rimonta fanno riflettere.

Questa è la “Rometta” e Dino Viola faceva bene ad esorcizzare un etichetta di questo tipo, perchè le etichette, seppur banali e sopravvalutate, spesso, alla fine, ci prendono.

L’essere umano tende sempre a confermare ciò che l’ambiente crede di lui e così fa una squadra.

Arrivati a questo punto, si può cambiare il peso di una maglia e renderla vincente?

Le vittorie e gli anni lo permettono, oppure più semplicemente un cambio di convinzioni da parte dei giocatori, come dice Di Francesco, diventare la Squadra che influenza l’ambiente con Mentalità Vincente.

Un buon lavoro Mentale lo permette, anche più velocemente di quanto si possa pensare, ma non vi preoccupate il mondo dello sport e del calcio ci è quasi arrivato. Diventerà normale e ne vedremo delle belle!

Anche perchè, quando non sai più come migliorare tecnica e tattica, non sai più come migliorare la parte atletica, ti rimane la TESTA.

Davide Coscarella