da Mettici la Testa | Feb 22, 2023 | Mentalità Vincente
Prima di imparare a vincere bisogna imparare a perdere!
Forse avrai sentito questa frase tante volte, ma l’hai davvero capita?
Oggi provo a farti capire quanto sia importante una sconfitta è più in generale il fallimento. La sconfitta e soprattutto la sua gestione è il tassello fondamentale per diventare un campione. Infatti il Campione sa gestire la sconfitta, il fallimento, l’infortunio e tutto ciò che non aveva previsto sul cammino verso il successo. Il perdente invece, rimugina settimane sulla sconfitta cocente, si abbatte per un infortunio, e raggiunge picchi di scoraggiamento nei periodi fallimentari.
Questa è la sostanziale differenza tra un Campione e un atleta che passa la vita a dire: “ero bravo, sarei potuto diventare qualcuno ma sono stato sfortunato.”
Come si diventa quindi un Campione?
Imparando a fallire!
Ma cosa vuol dire?
Nessuno può essere felice quando si perde, questo è ovvio, e non sarò di certo io a dirti di essere contento dopo una sconfitta. Rimanere delusi dopo una sconfitta è normale e giusto, quindi stai tranquillo, puoi arrabbiarti e dispiacerti per la sconfitta.
Per quanto tempo?
A seconda dell’entità della sconfitta la delusione deve durare da un minimo da 15 minuti ad un massimo di 36 ore. Dopo, questo tempo, la sconfitta va dimenticata, non deve più toccarti emotivamente e bisogna cominciare a lavorare sull’analisi della sconfitta, capire cosa si è sbagliato e cosa potevi fare meglio, partendo da ciò che hai fatto bene. Da qui in avanti il tutto va fatto con entusiasmo e la consapevolezza che sei migliorato, e l’esperienza di questa sconfitta ti farà diventare più forte. Più tempo passi in uno stato di scoraggiamento è più lungo sarà il tempo che servirà per tornare a vincere. Meno tempo passi a rimuginare e prima avrai l’atteggiamento migliore per allenarti nel modo migliore e tornare a vincere.
Tutto questo con gli infortuni vale ancora di più. Il corpo umano reagisce molto velocemente agli Stati d’animo, è uno stato d’animo positivo aiuta il corpo a recuperare più velocemente. Tutto ciò è anche stato dimostrato scientificamente. Quindi, se vuoi diventare un vero Campione impara a perdere, impara dal fallimento, e l’unico modo in cui puoi farlo è con il sorriso, è tutto questo ti insegnerà a vincere con costanza e ti insegnerà a non fermarti più.
Mettici la Testa, affronta la sconfitta nel modo migliore e se hai bisogno di supporto scrivimi a metodometticilatesta@gmail.com
Ti aspetto!!!!
da Mettici la Testa | Gen 25, 2023 | Pillole
Noi esseri umani, tendiamo ad evitare i conflitti, tendiamo a mantenere uno “status quo”, pur di non rovinare una finta armonia, pur di non passare sempre noi per quelli che creano problemi.
Ovviamente non siamo tutti così, molte persone non hanno paura di essere scomodi, di mostrare punti di vista diversi dagli altri, di aiutare gli altri a mettersi in gioco. Certo, in questo schema di cose non si può finire ad essere quelli che hanno la verità assoluta, che rompono lo “status quo” esclusivamente per poter aver ragione o peggio ancora imporre la propria ragione; in questo caso non c’è nulla di costruttivo.
E nello sport di squadra cosa succede?
Si, perchè nello sport di squadra, ci sono relazioni, e le relazioni, generano conflitti. Ma, facciamo ordine, che cos’è un conflitto?
Un conflitto è un disallineamento con se stessi o con qualcun’altro!
Che vuol dire?
Vuol dire avere un punto di vista diverso, una visione diversa delle cose, e di ciò che sta succedendo. E in una squadra, può voler dire non essere d’accordo con l’allenatore, non essere d’accordo con un compagno, non essere d’accorso col preparatoe atletico, col mental coach e cosi via…
Il Conflitto, se gestito con maturità, è l’unica cosa che fa crescere il gruppo, è l’unica cosa che fa evolvere le relazioni, quindi il Conflitto, non va mai evitato, ma sempre preso di petto affrontato e soprattutto RISOLTO! Si, certo, risolto, perchè altrimenti la relazione muore, così come il gruppo, lentamente, ma muore!
Come gestire un Conflitto?
La premessa, è doverosa, perchè ciò che vedo di più nella mia esperienza quotidiana è l’invasione del ruolo altrui; cioè giocatori che vogliono fare gli allenatori, allenatori che vogliono giocare al posto dell’atleta, atleti contro il preparatore atletico e così via. Ci sono dei ruoi e vanno rispettati, ci sono delle gerarchie e vanno rispettate. Come in una nave, si ascolta e si fa ciò che dice il COMANDANTE e meno ciò, viene messo in discussione e più la nave va veloce. Quindi ribadisco, ognuno pensi al proprio ruolo e non a quello del compagno o peggio ancora a quello di uno dei componenti di uno staff tecnico. Detto ciò, vediamo le tre cose da fare e non fare per gestire un conflitto:
– Non prendersela mai sul personale, la persona e/o le persone, non ce l’hanno con te, non criticano la tua persona, ma ciò che fai e il modo in cui lo fai; non solo, il comportamento viene criticato perchè, smuove nell’altro, emozioni e sensazioni sgradevoli che riguardano se stesso e non te. Ribadisco, NON E’ PERSONALE!
– Ascoltare e ACCETTARE, ciò che ti viene detto, che in altre parole vuol dire, ciò che mi stai dicendo è reale, se non per me, lo è sicuramente per te, quindi ha un valore e io devo dargli lo stesso valore, che do al mio punto di vista.
– Esporre il proprio punto di vista, come AGGIUNTA all’altro punto di vista, e non come alternativa, e/o unica visione corretta. Questo fa sentire capita la persona, la fa aprire e le fa accogliere e accettare meglio l’altro punto di vista.
Se, queste 3 cose sono state fatte bene, ci dovrebbe essere, l’allargamento di vedute delle persone coinvolte, e quindi l’evoluzione in una verità più ampia. Il conflitto nasce nella DICOTOMIA, ovvero esiste la mia verità o esiste la Tua. Questo è devastante per le relazioni. La realtà è che entrambe i punti di vista sono sempre veri e reali, vanno accettati e trovato un punto d’incontro che faccia vincere entrambe le parti. Ci si dovrebbe fare una domanda molto semplice:
Qual’è un terzo punto di vista sulla cosa che ci metterebbe d’accordo?
Trovato questo il conflitto è RISOLTO, e la relazione si evolverà.
Qual è l’ostacolo a tutto questo?
Il pregiudizio. Per lo più dato dalla conoscenza dell’altro, e dalla confidenza. Infatti le relazioni più impegnative per tutti noi, sono quelle più “strette” e durature nel tempo, perchè si esclude facilmente che la persona possa avere un punto di vitsa diverso da ciò che sono abituato ad aspettarmi. Della serie: già so come è fatto, è inutile!
Quindi viene a mancare l’ascolto e l’accettazione le relazioni “muoiono”, spesso senza separazione, ma sfiorendo e appiattendosi, abbassando la densità emotiva della relazione stessa.
Le persone, non sono bianche o nere, le persone hanno migliaia di sfaccettature e altrettanti punti di vista a seconda di ciò che stanno vivendo, e anche se possono sembrare contradditorie è proprio lì che si trova la chiave per far evolvere la relazione, proprio nella scoperta di una persona che è molto di più di ciò che ho imparato a vedere finora.
In definitiva, NIENTE PAURA, litigate discutete, MA, sempre con ascolto attivo e accettazione del punto di vista diverso dal proprio, solo così creerete un gruppo VINCENTE.
Se hai bisogno di aito contattami subito a metodometticilatesta@gmail.com per un training di gruppo nel tuo team dove insegnare ai tuoi atleti come gestire al meglio le pressioni e i conflitti della vita agonistica.
A presto!
da Mettici la Testa | Dic 6, 2022 | Il Mental Coach
Il Mental Coach Sportivo è un ruolo nuovo, per quanto in realtà sia un ruolo che ha più di 50 anni, ma in Italia si sa, tutto arriva con un certo ritardo, in più lo sport nazionale è il Calcio, dove tutto arriva più tardi di qualunque altro sport.
Insomma, il cockatil è perfetto affinchè nel 2022 in Italia il Mental Coach sia un ruolo ancora “nuovo” e nel peggiore dei casi “incompreso” e non voluto.
Aggiungiamoci che accademicamente palando non è riconosciuto se non sotto la figura dello psicologo sportivo, e questo rende le cose ancora più confuse per chi ha bisogno del supporto di un Mental Coach.
Come si fa quindi?
La risposta è facile, vedi chi ha testimonianze di successo, finito!
Anche perchè di gente certificata da persone che si autocertificano per certificare ne è pieno il mondo del coaching!
Funziona pù o meno così:
Quelli famosi, sono formatori, che fanno corsi, non lavorano con sportivi nella media, però ti certificano come Mental Coach, il loro business è fare corsi non fare il Mental Coach, anche perchè attenzione attenzione, non esiste la DOMANDA per Mental Coach Sportivo.
Non esiste, nessuno lo cerca! Basta guadare i dati google, e scoprirai che non esiste richiesta, l’unica richiesta rilevante che esiste sono gente che cerca “come diventare mental coach”
Ora puoi capire la distorsione della realtà che c’è intorno a questa figura FONDAMENTALE nel mondo dello sport.
Tutta questa premessa per dirti che un bravo Mental Coach non lo puoi scoprire dalle competenze o dagli studi, l’unica cosa che puoi valutare è la sua esperienza e le sue testimonianze degli atleti che segue e o ha seguito.
Ma il punto di questo articolo è un altro ancora, ovvero cosa dà al Mental Coach la capacità di aiutare sul serio un atleta a risolvere problemi di ansia da prestazione, stress, depressione, dipendenze etc…????
Il ruolo!
Cosa intendo? Intendo che se fai l’allenatore, non puoi fare pure il mental coach, se fai il preparatore atletico non puoi fare pure il mental coach, se fai il genitore non puoi fare il mental coach.
Perchè?
Per il semplice motivo che il doppio ruolo, nei confronti di un atleta, appesantisce la relazione con il risultato che da una parte o da un altra non ti ascolterà; ma non solo…
L’atleta deve sentire la libertà di parlare male anche dell’allenatore, del preparatore atletico, di un compagno di squadra, perchè 9 volte su 10 ha bisogno solo di sfogarsi, e non può farlo con il diretto interessato sapendo che è solo uno sfogo.
Ora mi dirai il confronto serve ed è sano. Si, certo, vallo a dire ad un adolescente o a un giovane tra i 20 e i 30 anni con un EGO smisurato. Se poi l’allenatore stesso ha un EGO smisurato siamo alla frurtta.
Infine l’ultima questione sulla quale voglio mettere luce è il potere del ruolo; un Mental Coach, aldilà delle doti empatiche, intuitive e tecniche, riesce ad aiutare un atleta, perchè l’atleta lo riconosce come esperto di una problematica che lo sta limitando. Solo per questo viene ascoltato. Un pò come quando vai dal medico e quello che ti dice non lo metti in discussione, perchè lui è l’esperto.
Quindi il potere d’influenza è nel ruolo, perciò un atleta dovrebbe avere sempre un Mental Coach che non abbia altri ruoli nella sua vita, come allenatore, preparatore atletico, genitore, fidanzato/a, amico, conoscente etc…
Il Mental Coach è un ruolo serio, delicato, e deve essere svolto da una persona che ha una gestione del proprio EGO sopra la media, soprattutto durante la sessione, perchè un bravo Mental Coach lo riconosci perchè lo “odi” per la maggior parte del tempo. E lo apprezzi solo a risultati ottenuti.
Un bravo Mental Coach non ha bisogno dell’approvazione di un atleta, anzi sa perfettamente che l’approvazione dello stesso, è la fine del lavoro per sempre.
Il Mental Coach, trova sempre il modo di farti stare nello scomodo nel disagio e sotto stress, altrimenti non ti sta allenando!
E come puoi immaginare qualunque altro ruolo non può permettersi questo risultato, perche distruggerebbe la relazione.
Spero di aver chiarito qualcosa su questo ruolo, e per finire, se proprio ti interessano gli studi del mental coach, chiedigli quanti certificati ha e se è laureato in psicologia, magari ti aiuta ad aumentare la fiducia nei suoi confronti.
Tanto se è un cane, e ce ne sono in tutte le professioni, te ne accorgi dopo poco!!!
Buon allenamento!
da Mettici la Testa | Nov 3, 2022 | Pillole
Lo Sport ad alti livelli diventa sempre più pieno di pressioni, oltre il luccichio del successo c’è molto di più.
Lavoro lavoro e sacrifici, pressione forte di DOVER ottenere risultati, e la possibilità, molto elevata, di sentire che tutto questo sia davver troppo, alla fine “volevo solo divertirmi”
Nelle ultime settimana, sempre più volti noti dello sport, hanno manifetstato le loro difficoltà nel gestire diverse fasi della loro carriera, raccontando di aver vissuto veri momenti di depressione; nomi come quelli di Ronaldo il fenomeno, Iniesta, Higuain atleti che hanno raggiunto le vette più alte del mondo eppure hanno sofferto tanto, avendo trovato difficoltà anche nelle ragioni di rimanere in vita.
Ma come succede tutto questo?
A certi livelli pensiamo non sia possibile pensare di poter finire in un vortice negativo così grande, perchè si pensa che questi atleti siano persone fortunate, di successo, che hanno tutto, anche persone che gli vogliono bene, soldi, case macchine, successo sportivo, eppure succede.
Com’è possibile?
Succede perchè i soldi non fanno la felicità, e perchè le “cose” non riempiono le nostre vite, la depressione colpisce una persona che non ha nulla come una che ha tutto. La depressione è una cosa che viene da dentro, e se non viene curata, già dall’origine, può diventare estremamente limitante e pericolosa.
La prima cosa che devi capire è da cosa sei motivato??? Voglio dire, perchè fai quello che fai? qual è il motivo per il quale fai il tuo sport, fai agonismo, vuoi arrivare in alto?
Se la risposta a queste domande, riguarda in qualche modo, il successo, i soldi, la fama, il sentirti realizzato attraverso i tuoi risultati, allora stai cominciando a generare quel mostro che è la depressione dentro di te. Si piano, piano, prima con forme di stress, ansia, paure, attacchi di panico e poi depressione.
Non puoi motivarti sull’EGO, non puoi lasciare la tua motivazione legata ai risultati, perchè appena li avrai raggiunti, ti sentirai più svuotato che soddisfatto, e saranno guai. Se poi, fai uno sport dove non si guadagna granchè, allora troverai una veloce scusa per smettere e lasciar perdere, se invece avrai contratti da rispettare, il tunnel sarà appena iniziato e le probabilità di precipitare verso il fondo saranno elevate.
Quindi NON SEI CIO’ CHE FAI, distaccati subito dall’identità di atleta, non SEI un atleta, FAI l’atleta, trova la motivazione verso cose più nobili e durature e soprattutto sane, come il costante miglioramento, la crescita sportiva e umana, e ispirare chi ti guarda, metti la tua motivazione attorno al bisogno d’ispirare il mondo con quello che fai, facendolo con tutto l’amore del mondo, e troverai una motivazione forte sana e duratura che non avrà mai cali e ti permetterà soprattutto di vivere la tua carriera sportiva con leggerezza ed entusiasmo.
Se invece, sei già sul precipizio del tunnel, allora non aspettare chiama un esperto chiedi aiuto e vedrai che starai presto meglio, se invece sei ancora al livello di ansia generalizzata, attacchi di panico, fai la stessa cosa, chiedi aiuto, non aspettare di raschiare il fondo.
Lo Sport è un lavoro serio, carico di pressioni enormi, spesso a cui ci si sottopone da molto giovani, e quindi tutto più complicato, non aspettare, tira su la schiena, rialzati con l’aiuto di un professionista e comincia a vivere felicemente ciò che fai.
A presto
da Mettici la Testa | Ott 6, 2022 | Pillole
oggi ti parlo di sport e dipendenze; il mondo dello sport sia ad altissimi livelli che nel dilettantismo è purtroppo pieno di atleti che fanno abuso di alcool droghe e sostanze dopanti.
E no, non c’entra nulla, il fallimento, le sconfitte, il successo, i troppi soldi, la troppa fame o quant’altro.
E’ solo un metodo per sabotarsi molto raffinato, che comincia quasi per gioco, con la solidissima illusione di averne controllo.
Mi dispiace non ne hai nessun controllo.
Ma facciamo ordine, e cominciamo con degli esempi illustri come GEORGE BEST, alcolizzato cronico, nel film che lo racconta, l’allenatore un giorno riesce a strappargli la promessa di non bere per una settimana prima della partita. Best obbedisce, va in campo la domenica e ne fa sette. si, sette gol, in una partita di campionato inglese. Best era un signore del calcio, ma la sua testa aveva imparato un modo più rapido e veloce per soddisfare i suoi bisogni emotivi, purtroppo distruggendosi. Era un calciatore straordinario, e pensate se non avesse avuto la dipendenza da alcool. MOrto a 59 anni con il fegato spappolato dall’alcool.
Maradona, cocainomane, il più grande della storia, con una dipendenza fortissima, autodistruttiva. Pensate senza questa dipendenza cosa avrebbe potuto fare, ma la paura dell’essere umano, quella più profonda è sempre la grandezza, è sempre la paura di diventare grandiosi, mai il contrario. Morto recentemente a 60 anni!
Per fare esempi più recenti, Andy Van der Meyde per sua stessa ammissione: un pazzo. Tra i molti guai dell’olandese – depressione, cocaina, problemi psichici – pure l’alcol. Giornata tipo: alle undici era già alticcio, andava ad allenarsi, faceva tappa in un paio di club e chiudeva la giornata in uno strip-tease, dove – tra un bicchiere e l’altro – stringeva relazioni amichevoli con le ballerine.
Potrei continuare e farci un libro solo di esempi, personalmente ho anche conosciuto e lavorato con atleti con dipendenze da cannabis, dove sembra sempre che non faccia nulla che non sia una vera dipendenza, che invada sempre con controllo la tua vita… eppure per chi vuole primeggiare è un àncora che ti trascina giù a fondo.
Ma perchè un atleta, anche di successo, finisce nel cadere nel circolo vizioso delle dipendenze?
Semplice, se la dipendenza arriva in età adulta, non è capace di reggere la pressione e quindi evade. Se la dipendenza è giovanile, allora c’è un dolore enorme che non riesce a tirare fuori e quindi evade e scappa, silenziando quel rumore dentro di sé con lo sballo. Se la dipendenza è di una sostanza dopante allora ha smesso di credere che ce la possa fare e ricorre al barare pur di non accettare e non vedere il fallimento, accettando anche di ammalarsi pur di non vedere quel fallimento.
Intendiamoci, la droga è una dipendenza emotiva, sempre!
E noi siamo pieni di dipendenze emotive. La nostra passione, il nostro sport è una dipendenza emotiva. Le nostre relazioni sono dipendenze emotive, il nostro lavoro, il nostro hobby e tutto ciò che facciamo e viviamo con ricorrenza nella vita, sia che sia una cosa bella sia che sia una cosa brutta e insopportabile, è una dipendenza emotiva.
E quindi qual’è la differenza?
Biologicamente e neurologicamente nessuna.
La differenza sta solo nel fatto se ciò che fai ti fa bene o ti fa male; se ciò che fai ti mantiene ad un livello di mediocrità oppure ti porta a spingere sempre di più.
Quindi, anche l’eccesso di qualunque cosa è una dipendenza emotiva.
Come si cura?
Fatti aiutare, non ce la farai mai da solo. Trova una persona e chiedi aiuto.
Fatto ciò, dovrai imparare a sostituire la dipendenza da sostanze stupefacenti con qualcosa di più sano, e poi se vorrai e ti impegnerai, imparando a non aver bisogno di cose esterne per soddisfare i tuoi bisogni emotivi.
Abbiamo bisogni fisiologici e bisogni emotivi, e vanno soddisfatti entrambe, se impari con maestria a gestirli allora diverrai un gigante, altrimenti la mediocrità ti aspetta a braccia aperte.
Quindi se hai qualche problema del genere, smettila di accontentarti, chiedi aiuto e vatti a prendere e conquistare ciò che meriti.
Sei nato per manifestare la tua grandezza, qualunque essa sia, fallo!!!
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