Il bimbo, l’agonista e il professionista!

Il bimbo, l’agonista e il professionista!

Lo Sport ti fa crescere, si, ti fa crescere prima, se il tuo sogno è chiaro già in tenera età.

Cosa succede quando a 10 anni sai che vuoi essere il numero 1 del tuo Sport?

In ordine sparso, vivi per giocare, vivi per allenarti, vivi per rincorrere un sogno, vivi per fare uno sforzo in più, vivi in questo modo, e non ti interessa un altro modo di vivere.

Così lo Sport ti prende, e ti porta su, in un vortice di professionismo infantile, facendoti giocare “da grande”, pretende da te il massimo, pretende da te che tu sappia gestire sforzi, frustrazioni, sconfitte, ingiustizie, dolori, infortuni, rabbia…

Lo Sport sa essere spietato, oggi più di prima, lo Sport conosce solo il linguaggio del risultato e te lo sbatte in faccia in modo diretto, che tu abbia 10 anni o che tu sia un professionista navigato ultratrentenne.

Allo Sport non gli interessa che tu sia un bimbo, e che a malapena conosci mamma e papà, figurarsi te stesso, lui ti prende e ti sballottola fuori i tuoi limiti le tue insicurezze e le tue paure più profonde.

I più scappano, saltano da uno Sport all’altro, rinunciano, fanno un anno si e uno no, e la palla rovente rimane a coloro che sanno già sognare a 10 anni, che sanno già quello che vogliono, che non mollano, che vedono vividamente che possono essere il numero 1. Un grande numero 1.

E non cedono, nonostante non abbiano strumenti, non sappiano comprendere cosa gli gira nella testa e nel cuore, non sanno ricordarsi che hanno bisogno di divertirsi nel fare quello che fanno.

Così sta agli adulti, ai genitori ai maestri, ricordare loro che c’è il divertimento, che poca importa in fondo, che possono viverlo serenamente, ma al bimbo Campione, non interessa questo, interessa vincere e odia perdere, perchè è Campione nel cuore.

Deve solo imparare a gestire se stesso come forse neanche tanti adulti sanno fare, così bisogna stargli vicino, parlargli da adulti, spiegargli che può imparare a gestire la rabbia, la frustrazione, la sconfitta, può sorridere, e capire perchè fa quello che fa…

Può capire a soli 10 anni, anche più di un adulto, che Vincere non è tutto, e che tutto, è la sua passione di giocare. Gli si può spiegare il valore della sconfitta, l’importanza del cadere, quanto sia più importante rialzarsi, sempre col sorriso.

Lo capirà più velocemente di un adulto, perchè il bimbo Campione, è già un agonista, è già un professionista, egli ha capito la lezione di vita più importante di tutte. Vivere un sogno e lottare per andarselo a prendere, nonostante si debba passare per le stanze più oscure del suo animo. Egli non ha paura. Non sa solo come affrontarla.

Perciò non vi spaventate quando lo vedrete sbraitare, urlare e piangere per le sue sconfitte, perche un adulto fa lo stesso, ma lo tiene nascosto, e rinuncia, si accontenta pur di non entrare nelle sue caverne, egli invece lo grida al mondo perchè non ha ancora imparato a tarparsi le ali, egli vede il cielo e non lo molla.

Insegnategli il valore del fallimento, che dagli errori si impara e si cresce, insegnategli che un emozione va vissuta e può essere gestita quando serve, insegnategli che non è ciò che fa, ma molto di più, egli è l’elogio alla vita.

Se sei la mamma o il papà di un bimbo, agonista, professionista, coccolalo perchè egli vive e sogna, e chi ha questo coraggio, va allenato alle cadute, e gli va detto che dopo ogni caduta le persone care lo ameranno più di prima. Insegnagli che a forza di provare e riprovare alla fine riuscirà.

E poco conta se tutto questo sia giusto o sbagliato, è così, e se vuoi emergere c’è da sudare sin da bambino. Ti riposerai da grande, quando gli altri saranno all’inizio dei loro sacrifici.

Tu sei solo un Super Bambino, proprio come Michael Jordan, Simone Biles, Valentino Rossi, Andre Agassi, che per vincere tutto hanno perso tantissimo! Raccontategli queste storie!

Io ho la fortuna di vedere questi Campioni, e sono insegnanti meravigliosi, vanno solo guidati a vivere con gioia e leggerezza il loro essere grandi, grandi d’animo e poi grandi in campo!

Buon allenamento!

Davide

Il ruolo del Mental Coach

Il ruolo del Mental Coach

COME SI INSERISCE UN MENTAL COACH ALL’INTERNO DI UNO STAFF SPORTIVO, DI UN ATLETA E/O DI UN TEAM

Parlare di Mental Coach nel mondo dello Sport sta diventando quasi normale, ci sono sicuramente sport più avanti sull’argomento e sport che lo conoscono appena. Una cosa è certa, ad alti livelli, ce ne sono tanti e sempre più professionisti, affiancano al loro Staff questa figura.

Infatti oggi un professionista, si circonda di tante figure professionali:

L’allenatore, ovviamente, il o i preparatori atletici, dietologo, osteopata, psicologo il Mental Coach e tanto altro. Tutte figure fondamentali, ognuna di queste mette l’atleta nell condizioni migliori per performare.

Detto ciò, c’è ancora tantissima confusione su cosa faccia nello specifico il Mental Coach, e come possa essere di supporto oltre che all’atleta anche a tutto lo staff.

Prima cosa da chiarire: per un atleta e per una squadra il vero e unico punto di riferimento è l’allenatore, il mister, il maestro, nessun altro. Infatti è la figura Leader, è la persona che più di tutte vive l’atleta nel quotidiano e in gara.

Tutte la altre figure al pari, fanno un lavoro di preparazione dell’atleta, per metterlo nelle mani dell’allenatore nelle migliori condizioni, fisiche e mentali.

Per intenderci: il Preparatore Atletico, mette nelle migliori condizioni fisiche l’atleta, il Mental Coach nelle migliori condizioni Mentali e così via… Con questa base l’allenatore lavora su Tecnica e Tattica con l’atleta. Negli Sport di squadra, addirittura anche questo, è in parte delegato ad altre persone dello staff, e l’allenatore fa il “direttore d’orchestra”, costruendo la mentalità della squadra col supporto, appunto, di tutte queste figure.

Chiariamo un altra differenza che spesso non viene compresa: lo psicologo lavora su eventuali specifiche patologie cliniche che potrebbe sviluppare l’atleta, il Mental Coach costruisce Mentalità Vincente e lo aiuta a gestire le Interferenze lavorando su Respirazione, Gestione del Dialogo Interno, Condizionamento Neurologico e capacità di concentrazione e Focalizzazione.

Cosa non fa il Mental Coach:

  • non motiva l’atleta nell’accezione classica del termine, questo può farlo solo l’allenatore e la motivazione è una cosa che hai o non hai, di certo un Mental Coach non ti fa venire voglia di lavorare di più e fare più sacrifici
  • non fa lavoro tecnico/tattico ovviamente
  • non parla di come allenare il fisico
  • non parla di diete

Cosa fa un Mental Coach:

  • Si occupa dell’aspetto emotivo
  • Si occupa del Dialogo Interno dell’atleta, quindi cosa si dice, nei momenti in cui smette di performare
  • Aiuta a mettere nella giusta prospettiva gli eventi negativi e quindi a trarre il maggior risultato anche da sconfitte e o infortuni.
  • Legge i feedback dell’atleta e lo aiuta a sviluppare una mentalità del risultato e non del Fare fine a se stesso.
  • Aiuta, se necessario, il confronto tra l’atleta e le diverse figure intorno a lui, insegnando a gestire le difficoltà relazionali. Detta facile, per me l’atleta ha sempre torto, ha ragione solo quando vince, quindi se l’allenatore, o i preparatori atletici lo criticano, chiedono un atteggiamento diverso, quest’ultimo deve solo affidarsi al suo staff e fare quanto richiesto. Si rema tutti nella stessa direzione
  • Aiuta, se necessario, il confronto tra l’atleta e le relazioni nella sua vita privata, in modo da non far diventare queste, delle Interferenze per la Performance. Anche in questo caso, soprattutto quando si tratta dei Genitori dell’Atleta, per me, a meno di casi ai limiti dell’assurdo, hanno sempre ragione loro. Il mio compito è insegnare all’atleta a vedere le cose e i comportamenti nella giusta prospettiva. Nessuno vuole che sia infelice o che perda. Tutti vogliono il suo bene, ognuno lo esprime a modo proprio e fa il meglio che può con le risorse che ha.
  • Con gli atleti molto giovani, aiuta la costruzione del carattere, facendo crescere consapevolezza, così da poter effettuare una maturazione più veloce del normale, visto che determinati Sport, lo richiedono. Molti Sport infatti all’età di 15 anni si fa già sul serio portando l’atleta a livelli già mondiali, soprattutto i Talentuosi!

Tutto il resto, è uscire dal proprio ruolo e invadere il ruolo di un altro membro dello Staff, e ne ho visti di miei colleghi, che per EGO personale, sconfinano in discorsi tecnici, tattici, di diete eccetera.

L’atleta per performare deve stare in uno stato di “FLOW”, e il compito del Mental Coach è insegnargli a entrarci in ogni momento necessario, ovvero la gara. Il FLOW è semplicemente stare al massimo della concentrazione sul gioco, escludendo il mondo esterno e qualunque tipo di imprevisto di gara, girando le circostanze a proprio favore.

Si potrebbe continuare ad aggiungere altre cose, visto le mille sfumature che questo argomento concede, fatto sta che, è bene fare un minimo di chiarezza, così da potere aiutare atleti e addetti ai lavori a sfruttare al massimo quella che per tanti è una figura nuova, un pò come lo era il preparatore atletico negli anni ’70.

Se anche tu vuoi imparare a performare al massimo comincia leggendo “IN TESTA” il primo manuale di alafbetizzazione al lavoro mentale.

Clicca qui per prendere ora la tua copia:https://metticilatesta.com/il-libro-in-testa/

Se invece vuoi un Mental Coach al tuo fianco scrivimi:https://metticilatesta.com/about-davide/

Buon Allenamento

Davide