da Mettici la Testa | Mar 8, 2019 | Pillole
Un aspetto che influenza la performance di un atleta è l’ambiente; questo ti forma, ti influenza, crea aspettative, genera etichette, giudica, pretende e condiziona.
Certo rimane uno dei tanti aspetti, non è certo l’unico, anche perchè ci sono centinaia di casi usciti fuori da ambienti destabilizzanti, negativi e tutt’altro che motivanti e protettivi.
Fatto sta, che condiziona, e il più importante degli ambienti è sicuramente quello familiare. Per esperienza diretta, lavorando molto con gli adolescenti, mi capita di vedere il loro ambiente e quindi i loro genitori, stimolare in un modo o in un altro il proprio figlio. Purtroppo in buona fede, spesso, si commettono errori che invece di aiutare non fanno altro che peggiorare le cose.
Da bambini lo Sport dovrebbe essere solo un gioco che ti trasmette valori sani, al fine di crescere un uomo e una donna, con dei principi che facciano bene a se stessi e agli altri. In adolescenza, se fai agonismo, lo Sport ti porta già ad alti livelli di stress e pressione e si necessita di gran supporto da parte dei genitori e di tutto l’ambiente.
Ovviamente siamo tutti diversi e il supporto e le interferenze che un atleta subisce sono esclusivamente soggettive. C’è chi ha bisogno di essere sfidato, chi ha bisogno di essere coccolato, c’è chi ha bisogno di essere ignorato, insomma non esiste una ricetta generica, detto ciò si possono identifcare 3 ERRORI che non vanno MAI fatti in nessun caso:
ERRORE UNO: Non aiutare il proprio figlio a non identificarsi con ciò che fa. Una delle cose principali per uno sportivo che vive di risultati, è capire il prima possibile che è OK anche quando perde. Infatti, soprattutto per un adolescente, in una fase di pieno sviluppo del sè e del proprio EGO, è molto lontano dai suoi schemi un ragionamento del tipo: “Non sono ciò che faccio!” Eppure è la sua salvezza, apprendere da subito, questa netta distinzione tra ciò che è, e ciò che fa, in modo che quando si troverà davanti ad inevitabili fallimenti sportivi, si sentirà OK comunque, non scapperà dalla situazione, non si sentirà meno amato dalle persone intorno a lui e accrescerà autostima e sicurezza personale. Nella pratica, bisogna semplicemente stare attenti al proprio linguaggio quando si parla con lui e quando si parla in sua presenza. Francesco è un calciatore. NO. Fancesco fa il calciatore. Importantissimo insegnare al proprio figlio che è molto di più della sua pratica sportiva nonostante rappresenti il 90% della sua vita. Egli ha più ruoli, tutti importanti, tutti necessari. NON SEI CIO’ CHE FAI!
ERRORE DUE: Fare leva sui sensi di colpa. “Spendo un sacco di soldi per farti fare Sport e tu non ti impegni per portare risultati!”
In generale è una delle più alte forme di manipolazione comunicativa quella dei sensi di colpa, la facciamo anche con noi stessi, rasentando l’autoerotismo punitivo, purtroppo la subiamo da sempre e impariamo quindi a riprodurla quando diventiamo genitori. Il problema è che fa danni collaterali enormi. In primis è una motivazione VIA DA’, ovvero che ti focalizza da cosa vuoi andare via e non VERSO qualcosa che vuoi. Quindi il primo errore è nell’ insegnare un tipo di motivazione che porterà la persona a decidere sempre per il male minore invece che per andare a prendersi ciò che desidera. Insomma roba da perdenti. In secondo luogo, aumenterà l’aspettativa nell’atleta, che non solo dovrà avere a che fare con la già frustrante sconfitta, in più aumenterà la sua frustrazione perchè non si sentirà OK con se stesso, e non si sentirà OK nei confronti dei genitori ai quali chiede anche sacrifici inutili. Insomma un disastro! Volete vedere se è veramente motivato e i Vs soldi non vengono buttati, o più semplicemente volete smuoverlo dal poco impegno? Fate la leva migliore di tutte: “Tu vuoi diventare un professionista? Comportati da professionista!” Vedete che faccia fa, e vi renderete conto di quanto è motivato o non lo è!
ERRORE TRE: Uscire dal proprio Ruolo! “Devi metterti a dieta! Devi Allenarti di più! Non ti stai impegnando come dovresti! “ Se sapessimo discernere i nostri diversi ruoli nella nostra vita, spenderemmo la metà delle energie per il doppio dei risultati. Avremmo relazioni di qualità superiori e saremmo molto più appagati. L’ostacolo? L’EGO! Care mamme e papà, fate i genitori, coccolateli, pretendete, sgridateli, educateli. Non è il Vs ruolo parlare di tecnica di tattica, di allenamento, di diete….etc… chiedetegli come sta, cosa desidera, e raccontategli di come voi superate le vs battaglie quotidiane, così, con l’esempio, lo guiderete a trovare le sue risorse per performare al meglio, così come nella vita anche nello Sport. E alla fine di tutto questo, se vi va, tifate per loro e andate a vedere le gare, perchè, non è neanche così importante la Vs presenza, la Vs presenza è importante la sera, dopo una Vittoria, dopo una Sconfitta, è li che ha bisogno di voi, di mamma e papà!
Buon Allenamento a tutti, si sa, il genitore è il ruolo più difficile al mondo!
Davide
da Mettici la Testa | Mar 4, 2019 | Pillole
Lo Sport ti fa crescere, si, ti fa crescere prima, se il tuo sogno è chiaro già in tenera età.
Cosa succede quando a 10 anni sai che vuoi essere il numero 1 del tuo Sport?
In ordine sparso, vivi per giocare, vivi per allenarti, vivi per rincorrere un sogno, vivi per fare uno sforzo in più, vivi in questo modo, e non ti interessa un altro modo di vivere.
Così lo Sport ti prende, e ti porta su, in un vortice di professionismo infantile, facendoti giocare “da grande”, pretende da te il massimo, pretende da te che tu sappia gestire sforzi, frustrazioni, sconfitte, ingiustizie, dolori, infortuni, rabbia…
Lo Sport sa essere spietato, oggi più di prima, lo Sport conosce solo il linguaggio del risultato e te lo sbatte in faccia in modo diretto, che tu abbia 10 anni o che tu sia un professionista navigato ultratrentenne.
Allo Sport non gli interessa che tu sia un bimbo, e che a malapena conosci mamma e papà, figurarsi te stesso, lui ti prende e ti sballottola fuori i tuoi limiti le tue insicurezze e le tue paure più profonde.
I più scappano, saltano da uno Sport all’altro, rinunciano, fanno un anno si e uno no, e la palla rovente rimane a coloro che sanno già sognare a 10 anni, che sanno già quello che vogliono, che non mollano, che vedono vividamente che possono essere il numero 1. Un grande numero 1.
E non cedono, nonostante non abbiano strumenti, non sappiano comprendere cosa gli gira nella testa e nel cuore, non sanno ricordarsi che hanno bisogno di divertirsi nel fare quello che fanno.
Così sta agli adulti, ai genitori ai maestri, ricordare loro che c’è il divertimento, che poca importa in fondo, che possono viverlo serenamente, ma al bimbo Campione, non interessa questo, interessa vincere e odia perdere, perchè è Campione nel cuore.
Deve solo imparare a gestire se stesso come forse neanche tanti adulti sanno fare, così bisogna stargli vicino, parlargli da adulti, spiegargli che può imparare a gestire la rabbia, la frustrazione, la sconfitta, può sorridere, e capire perchè fa quello che fa…
Può capire a soli 10 anni, anche più di un adulto, che Vincere non è tutto, e che tutto, è la sua passione di giocare. Gli si può spiegare il valore della sconfitta, l’importanza del cadere, quanto sia più importante rialzarsi, sempre col sorriso.
Lo capirà più velocemente di un adulto, perchè il bimbo Campione, è già un agonista, è già un professionista, egli ha capito la lezione di vita più importante di tutte. Vivere un sogno e lottare per andarselo a prendere, nonostante si debba passare per le stanze più oscure del suo animo. Egli non ha paura. Non sa solo come affrontarla.
Perciò non vi spaventate quando lo vedrete sbraitare, urlare e piangere per le sue sconfitte, perche un adulto fa lo stesso, ma lo tiene nascosto, e rinuncia, si accontenta pur di non entrare nelle sue caverne, egli invece lo grida al mondo perchè non ha ancora imparato a tarparsi le ali, egli vede il cielo e non lo molla.
Insegnategli il valore del fallimento, che dagli errori si impara e si cresce, insegnategli che un emozione va vissuta e può essere gestita quando serve, insegnategli che non è ciò che fa, ma molto di più, egli è l’elogio alla vita.
Se sei la mamma o il papà di un bimbo, agonista, professionista, coccolalo perchè egli vive e sogna, e chi ha questo coraggio, va allenato alle cadute, e gli va detto che dopo ogni caduta le persone care lo ameranno più di prima. Insegnagli che a forza di provare e riprovare alla fine riuscirà.
E poco conta se tutto questo sia giusto o sbagliato, è così, e se vuoi emergere c’è da sudare sin da bambino. Ti riposerai da grande, quando gli altri saranno all’inizio dei loro sacrifici.
Tu sei solo un Super Bambino, proprio come Michael Jordan, Simone Biles, Valentino Rossi, Andre Agassi, che per vincere tutto hanno perso tantissimo! Raccontategli queste storie!
Io ho la fortuna di vedere questi Campioni, e sono insegnanti meravigliosi, vanno solo guidati a vivere con gioia e leggerezza il loro essere grandi, grandi d’animo e poi grandi in campo!
Buon allenamento!
Davide
da Mettici la Testa | Feb 18, 2019 | Pillole
ECCO COME LA TUA TESTA METTE IN PIEDI RIPETUTAMENTE E CICLICAMENTE, SENZA NEANCHE CHE TU TE NE ACCORGA, IL TUO
SISTEMA DI SABOTAGGIO
Che tu ci creda o no, ogni essere umano ha programmato dentro la propria testa un LIMITE, nei propri risultati, ovvero un livello oltre il quale, non “regge” e trova 7 miliardi di modi diversi, elevati all’ennesima potenza per SABOTARE la situazione.
Quello che voglio dire è che il TALENTO non c’entra nulla con tutto questo, nè la preparazione, nè il sudore che ci metti, nè i sacrifici che fai, nè l’ambiente che ti circonda, NULLA di tutto questo influenza dove riuscirai ad arrivare, se in cima al mondo del tuo Sport o a naufragare nel dilettantismo.
La TUA TESTA ha già scritto da qualche parte il “livello” che riesci a sopportare, gestire, accettare, credere vero e credere giusto per TE.
Come si programma questo “LIVELLO”?
Per lo più è dato dalle esperienze vissute, o meglio dal significato che abbiamo dato alle esperienze vissute, ma anche da quelle vissute da altri che hanno fatto la stessa strada prima di noi, tirando le somme su ciò che possiamo ritenere più o meno giusto per noi.
Ti aiuto con qualche esempio per aiutarti a capire cosa voglio dire;
Il mondo delle Sport è pieno, pieno di Talento a tutti i livelli, ci sono quelli che hanno talento da vendere ma non hanno la testa, per arrivare neanche al professionismo, perchè non hanno fantasia di fare sacrifici, non hanno disciplina, nè umiltà per dirne qualcuna.
Ci sono quelli, che non riescono a gestire la minima frustrazione, non accettando le sconfitte, non accettano il fatto che durante la crescita professionale di un atleta ci possa essere un periodo di zero vittorie, zero successi e soddisfazioni, e finiscono col MOLLARE pur di scappare più lontano possibile da questo “DOLORE”, frequente negli adolescenti e oggi già da bambini.
Ci sono quelli che si infortunano sul più bello, magari all’appuntamento della “svolta”, della gara decisiva, del provino decisivo, della qualificazione decisiva e così via…
Ci sono quelli che arrivano al professionismo, e non sanno gestire quella pressione quelle responsabilità, e magari finiscono tra alcool droghe eccessi e reality…
Ci sono quelli che hanno il talento di poter essere tra i primi 5 al mondo nel loro sport, eppure si accontentano, fanno lo stretto necessario per poter continuare a perpetuare lo “STATUS QUO” che ha sicuramente la vita da professionista di decine e decine di Sport. Il calcio ne è pieno di questi esempi e anche il mondo dei motori, come MOTOGP e FORMULA 1.
Ci sono quelli, che hanno sempre il talento da numeri 1 al mondo, potrebbero vincere mondiali, titoli, coppe più e più volte, potrebbero battere record su record, ma si accontentano di scrivere il loro nome una o due volte nella storia per poi dedicarsi ad altro, oppure scelgono di accontentarsi di una piazza mediocre, e stare più “tranquilli”.
E infine ci sono gli eterni secondi, quelli che trovano davanti a loro l’IMBATTIBILE!
Questi sono solo alcuni esempi, vuoi sapere cos’hanno in comune tutti questi talentuosi atleti?
Il loro cervello ha detto: “più di così TU NON REGGI”, e quindi trova le migliori giustificazioni, scuse e racconti della storia della propria vita per poter SABOTARE la carriera, fino anche a infortunarsi.
Dirai tu, ora mi vuoi dire che la mia testa ha il potere di farmi infortunare?
Si, e anche di più, ma non mi aspetto che tu ci creda, ma voglio solo che tu capisca che infortunio o no, la tua TESTA ha già deciso il TUO LIMITE e lo stai assecondando giorno dopo giorno, dicendoti cose come queste:
- “Io non sarò mai un professionista, troppi sforzi per nulla o poco in cambio”
- “Io non sarò mai un professionista, manco sempre l’appuntamento col destino”
- “Io e la mia famiglia non abbiamo i soldi affinchè io abbia le risorse per diventare un professionista”
- “Io non sarò mai un professionista, troppi sacrifici e io devo vivere la mia vita, sono giovane”
- “Se devo perdere tutte le volte allora non sono portato”
- “Mi sono infortunato e non posso più giocare” (La storia dello sport è piena di miracolosi recuperi non spiegati dai medici)
- “Io sono un fenomeno, non ho bisogno di fare la vita da professionista”
- “Io sono arrivato qui solo grazie a me non devo niente a nessuno”
- “Ho vinto una volta, basta così, posso ritirarmi.
- “Ho dimostrato di essere un numero UNO, posso lavorare meno e tirare avanti fino a fine carriera
- “Ho incontrato sulla mia strada una leggenda vivente del mio Sport, non potrò mai batterlo
Ecco alcuni esempi, di dialogo interno, e di convinzioni che sviluppa la TUA TESTA per farti mollare, farti accontentare e lasciarti al di sotto del tuo POTENZIALE.
Se ti ritrovi in qualcuna di queste affermazioni, la TUA TESTA ti sta sabotando!
E considera che lo SPORT, aiuta molto, perchè il risultato te lo sbatte in faccia in modo chiaro, netto, senza troppi fronzoli, sei sei il numero 1 al mondo o il numero 100 si vede, parlano i risultati, cos’ come sei il 1000esimo al mondo o se navighi nel dilettantismo. Pensa invece che nella vita “normale” in un qualunque lavoro se sei il decimillesimo magari hai anche un discreto successo e sei anche sopra la media dei guadagni di uno stipendio sindacale.
Quindi immagina quanto è facile, per la TESTA di un NON SPORTIVO, navigare costantemente nel sabotaggio del proprio potenziale.
Ora, respira, perchè ho una bella notizia: i sabotaggi si possono eliminare, ti serve un MENTAL COACH, in grado di eliminare quel condizionamento “Neuro-Associativo” dovuto a chissà quale motivo, storia e o episodio della tua vita.
Come sanno quasi tutti, la testa si divide in parte Conscia e Inconscia, e il tuo sabotaggio non è certo un pensiero “conscio” altrimenti riusciresti a vederlo ed eliminarlo. Mi dispiace, purtroppo la tua testa, lavora in modo subdolo nei meandri più profondi della tua mente tenendoti il più lontano possibile dalle tue PAURE più profonde cosicchè tu possa NON CONOSCERLE MAI.
E tu, sai qual’è la tua paura più profonda?
Se vuoi saperne di più, scrivi qui sotto i tuoi dati, indicando nei commenti in che modo pensi ti stai sabotando, e vedremo insieme se avrai la motivazione per distruggerlo.
Ti aspetto!
Davide Coscarella
da Mettici la Testa | Feb 10, 2019 | Pillole
L’essere umano ha milioni di sfumature, e milioni di modi di agire e soprattutto reagire agli eventi.
Questo per dire che ci sono persone che quando subiscono un torto, o meglio, ciò che ritengono un torto, un ingiustizia, reagiscono trovando tutte le risorse che hanno, con tutte le forze escono fuori, e arrivano avvolte anche a realizzare sogni, grazie a questa spinta.
Pensare di subire un torto è inteso, anche come pensare che la propria vita sia ingiusta, che si sia nati nel posto sbagliato, nella famiglia sbagliata, nella condizione sociale e o economica sbagliata.
O più semplicemente aver subito un dispetto da qualcuno, una mancanza di rispetto, può farti scattare a fare cose che magari fino a quel momento non avevi neanche mai pensato.
Ti faccio qualche esempio per aiutarmi a spiegarti meglio ciò che voglio dire:
– tutti i casi di persone che sono nati e cresciuti in condizioni assurde a livello economico o familiare, magari picchiati, abusati, eppure hanno sviluppato la resilienza per uscirne più forti, inseguire i propri sogni e arrivare al loro successo personale.
– tutti quelli che hanno trovato motivazione per eccellere andando in sfida con un avversario, come tutti i grandi dualismi sportivi, che non fanno altro che far migliorare entrambe, come Messi e Cr7, Coppi e Bartali, Senna e Prost…
– tutti quelli che hanno trovato motivazione perché hanno subito una mancanza di rispetto; mi viene in mente uno dei più grandi allenatori di Inghilterra, Brian Clough, che in una gara di coppa nazionale, lui allenatore di 3 categoria, contro il Leeds United, campione d’ Inghilterra, non viene salutato dall’allenatore avversario a fine partita. Talmente risentito dalla cosa, trova le risorse e le energie per portare la squadra in prima divisione, solo per poter battere il Leeds e quell’allenatore che gli aveva mancato di rispetto. Per la cronaca Clough è colui che ha vinto 2 coppe campioni col Nottingham Forrest. Molto bello il film che racconta i suoi 44 maledetti giorni come allenatore del Leeds. (Il Maledetto United).
Insomma gli esempi sono infiniti, ovviamente parlo della spinta di rivalsa che ti cambia le priorità e ti accende un fuoco dentro particolare, anche perché non basterà, e non è bastata a nessuno solo quella “ripicca” per così dire, per eccellere.
Io ricordo un mio compagno di squadra che iniziò a fare Kick, solo per poter picchiare quello che gli aveva fregato la ragazza. Poi magari per arrivare all’obiettivo si è anche innamorato della Kick Boxing e ci ha messo quindi grande sacrificio e impegno.
Il bello è che ci riuscì, ovviamente.
Quindi la rivalsa è una buona leva motivazionale?
Io non credo in cose giuste o sbagliate, credo in ciò che ti porta risultato.
Se ti porta al risultato va bene. Altrimenti cambia.
E qui, arrivo al punto.
Purtroppo la rivalsa potrebbe farti arrivare ad un certo punto e poi non bastare più.
Cioè, per tornare all’ esempio del mio compagno di squadra di Kick boxing: una volta che hai picchiato colui che ti ha spinto a diventare un Fighter, avrai motivazioni per continuare a crescere, migliorare e diventare un campione?
Purtroppo NO!
A meno che, non avrai già ristabilito altre priorità e obiettivi.
Infine la cosa più importante, umanamente parlando, la rivalsa è sempre guidata dall’ EGO, e fare tutto guidato dal tuo EGO, può farti raggiungere l’obiettivo, e può distruggere te stesso, perché non avrai trovato uno SCOPO più grande, e l’obiettivo, una volta raggiunto, non riempirà quel vuoto che ti guida a perseguire il tuo sogno.
Quindi, per concludere, la rivalsa può essere un buon modo per “muovere il culo” ma poi va sviluppata la capacità di capire perché si fa quello che si fa e cosa c’è di veramente forte che ti guida a raggiungere i tuoi sogni.
Altrimenti fare la fine di sportivi talentuosi, ricchi, famosi e finiti male tra alcool droghe etc… non ci vuole molto.
Un sogno non vale la distruzione della tua anima.
Buon allenamento.
da Mettici la Testa | Gen 28, 2019 | Pillole
La responsabilità è una delle caratteristiche principali di un campione.
La principale!
La responsabilità, intesa come la capacità di rispondere agli eventi.
Eventi che avvengono durante la crescita sportiva e professionale dell’atleta.
Ma che vuol dire saper rispondere ad un evento?
C’è da fare una promessa, gli eventi sono sia positivi che negativi, oggettivamente. Quindi c’è poco da stare allegri quando ti infortuni, quando perdi in malomodo, quando non ti sai spiegare la mancanza di risultato o quando peggio ancora non riesci a tirare fuori il meglio di te.
Puoi essere ottimista quanto ti pare, ma un evento negativo, è negativo, c’è poco da fare.
Detto ciò, basta guardarsi intorno e vedere come ognuno di noi reagisce in modo diverso anche di fronte lo stesso evento.
C’è chi per un infortunio, si perde d’animo, chi la vede come la peggior sfiga del mondo, chi cade in frustrazione, ma c’è anche chi sa mettersi al lavoro da subito per un pronto recupero, immaginarsi già di nuovo in campo, e non dedica la minima attenzione all’evento negativo se non quella di fare di tutto per recuperare la forma il prima possibile.
Cosa hanno di diverso queste persone?
L’atteggiamento!
La capacità di rispondere, appunto!
Rispondere all’evento nel modo più funzionale all’obiettivo da raggiungere.
Ovvero scelgono il giusto punto di vista, e danno il giusto significato a ciò che è accaduto.
Tutto ciò, rimanendo nel caso dell’infortunio, genera uno stato d’animo di fiducia, che permette all’atleta di recuperare anche prima di quanto è stato preventivato.
Ora scendiamo un po più in profondità.
Una situazione di gara, di qualunque sport, è piena di tanti piccoli eventi, i quali vanno letti nel modo più funzionale all’obiettivo, in modo da agire nel modo migliore. Al contrario avremo una reazione, che il più delle volte ti porterà ad un errore, che ti porterà ad un altro errore e così via…. aumenterà stress, ansia e tensione, tutti stati d’animo che chiudono il tuo potenziale e ti daranno quasi sicuramente un risultato non felice.
In una gara ogni piccolo evento, ogni piccola situazione di gioco, ogni piccola decisione, va presa in uno stato d’animo positivo, di fiducia e sicurezza, altrimenti gli errori sono dietro l’angolo.
Il campione agisce il perdente reagisce!
Ovvero, il campione, sa dare il giusto significato ad un suo errore tecnico, magari senza dargli troppa importanza, sa dare il giusto significato ad un torto arbitrale, magari senza perdere la pazienza, sa dare il giusto significato ad un brutto quarto d’ora, senza compromettere l’intera gara.
Inoltre sa dare il giusto significato alle condizioni esterne, come il clima, il tipo di gara, la sua importanza e così via.
Tutto questo non fa altro che permettergli di mantenere uno stato d’animo positivo.
La cosa è facile:
Stato d’animo positivo = potenziale spalancato
Stato d’animo negativo = potenziale chiuso
Quindi, tutto ciò che fa un campione per mantenere lo stato di flow, ( ovvero lo stato di potenziale spalancato, in cui tutto riesce al meglio, insomma lo stato di grazia che tutti hanno sperimentato almeno una volta nella vita ) è quello di proteggere il suo stato d’animo positivo da qualunque cosa possa interferire.
Cosa puoi fare?
La cosa più banale di tutte eppure quella che si perde prima: stai concentrato sul gioco. PUNTO!
Perché:
– quando ti concentri su un errore tuo, hai perso focus dal gioco
– quando ti occupi dell’arbitro hai perso il focus dal gioco
– quando hai un brutto quarto d’ora hai perso il focus dal gioco
Insomma stai concentrato e prenditi la RESPONSABILITÀ del tuo stato d’animo, perché se a una qualunque cosa dai il potere di distrarti, allora sei una vittima di tale cosa. Prenderà sempre più potere su di te, fino a quando ti troverai a raccontare le tue giustificazioni sul perché hai perso.
L’arbitro mi ha rubato la partita, il campo non era dei migliori, la palla non rotolava, il vento disturbava ecc…
Il campione esulta, il perdente spiega.
Il campione si prende la responsabilità, il perdente fa la vittima.
Il campione lavora in silenzio e impara dagli errori, il perdente delega la responsabilità dei suoi risultati agli altri e alle sue scuse e si preclude la possibilità di migliorare.
E tu? Non è ora di pensare da campione?
Davide
da Mettici la Testa | Gen 24, 2019 | Pillole
Il rapporto col proprio allenatore, mister, maestro, coach, è fondamentale per la crescita di un atleta. Infatti uno sportivo cerca sempre un ambiente positivo che lo motivi e che lo faccia sentire coccolato e amato. Giusto così!
La crescita è talmente in salita che ci mancherebbe un cattivo rapporto col proprio coach e un ambiente nervoso e malsano durante la quotidianità, fatta di allenamenti e gare.
La pressione è già abbastanza, soprattutto nello sport di oggi, dove già in tenera età, si dà sempre meno importanza al divertimento e sempre più al risultato.
Ma anche la migliore relazione del mondo ha i suoi lati oscuri, e più si è sotto stress e più emergono e si amplificano.
Così, capita, che, quando ti prepari per le tue gare, magari più di una consecutiva, e proprio durante un periodo lungo di gare, le discussioni siano più facili e il nervosimo aleggi facilmente durante gli allenamenti.
In realtà, la questione è un’altra, riguarda molto poco il tuo Coach, ma riguarda quasi esclusivamente Te.
Infatti, come ben sai, il tuo allenatore è lì per te, per farti crescere, migliorare e vincere, di certo non è lì per portarti alla sconfitta. Si, lo so, esistono anche i veri incapaci, ma non è questo il caso.
Così, la differenza la fa la tua capacità di ascoltare le critiche e i disappunti, perchè proprio le cose che devi migliorare e cambiare sono quelle che ti porteranno ad ottenere risultati migliori.
Purtroppo vedo tutti i giorni atleti accogliere malissimo questi tipi di Feedback e prendersela sul personale, fino ad arrivare a dire: “Non mi capisce” o peggio ancora “Non capisce nulla”, “So io come si fa”, “So io cosa è giusto per me”.
La verità è che il tuo allenatore, ti capisce fin troppo bene, e batte dove il dente duole, tanto per usare una metafora. La differenza sta nell’accettare la cosa, non prendersela sul personale e soprattutto NON GIUDICARE…
Ebbene si, GIUDIZIO, perchè ogni volta che non accetti un Feedback stai dando un giudizio, che immediatamente BLOCCA la tua possibilità di comprendere ciò che ti viene detto, perchè ti viene detto, e come puoi metterlo in pratica.
Perchè dovresti metterlo in pratica?
Beh, semplice, è il consiglio del tuo allenatore, nel 99,9% dei casi ti renderà più forte e più preparato ad affrontare la gara e o gestire una specifica situazione.
Ogni volta che giudichi, perdi la possibilità di diventare più bravo!
Sai cosa puoi fare sin da subito?
1- Anche se ti viene voglia di reagire in malomodo, qualunque esso sia, fermati, respira e sta zitto.
2 – Cambia punto di vista: è il tuo allenatore, non ti vuole male, sta lì per aiutarti e per farti diventare più bravo, e dal di fuori si sa, le cose si vedono sempre meglio.
3 – Ascolta ciò che ti dice, nel 99% dei casi c’è la soluzione al tuo gioco. Quella vera, quella che non vuoi accettare e che non vuoi vedere ma che ti fa fare tutta la differenza del mondo.
4 – Metti in pratica: esatto, provaci, fai qualcosa di diverso, male che vada ci hai provato, di certo non hai perso tempo, ma se dovesse andare meglio?
Infine se, invece, non riesci a fare neanche queste 4 cose, hai 2 soluzioni:
- cambi allenatore, o squadra
- ti alleni da solo, anche perchè, ma che cavolo ce l’hai a fare un allenatore che non vuoi ascoltare e che non ritieni all’altezza?
Il Campione, ascolta, sta in silenzio e lavora. I numeri uno di ogni sport, allenano fondamentali ogni giorno, proprio come fai tu, e ogni giorno hanno un allenatore che corregge i loro fondamentali. Esatto, gente come Federer, Ronaldo, Marquez, Biles etc…ascoltano ogni giorno un allenatore, eppure avrebbero i titoli per dire: “So come si fa”.
La differenza tra un Perdente e un Campione è tutta qui: Umiltà e Non Giudizio, nè verso se stesso nè verso gli altri.
Zitto e Lavora!
E tu, ti sei mai trovato a dire: “non mi capisce” Se si, scrivilo nei commenti.
Davide
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